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Qui e allora?

Non esiste un uomo che non abbia bisogno di raccontarsi

Inutili e potentissime. Qui noi, ci rifugiamo.

La foto è rubata a Verona (un murales spontaneo in onore di un amore icona come quello di Romeo e Giulietta)

L’amore è diverso

da quello che credevo,

più vicino a un’ape operaia

a un tessitore

che a un acrobata ubriaco,

più simile a un mestiere

che a un sentire.

Io amavo

un po’ con la memoria astrale

e un po’ con giustizia poetica,

ma l’amore

è più vicino a una scienza

che a una poesia,

ha delle sue regole di risonanza

e altre di respingenza,

ha angoli di incidenza

per profili alari e luce,

ma non ha regole per il buio

e l’assenza di ali.

L’amore è molto simile

all’insonnia,

non devi soffrirla

solo ospitarla,

lasciare che ti squassi

faccia di te un sistema nervoso

senza isolamento,

una corda tesa

di strumento musicale ignoto.

Essere temi musicali

non è una vocazione

ma una disciplina di spoliazione,

è farsi ossi

limati

dalle onde

goccia che si disfa

nel galoppante mare.

CLC

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Marketing terra terra

Basta. Per favore .

La dico così. Se vado al cinema è perché mi interessa un film, non mi interessa andarci perché mi fanno assaggiare l’ennesimo prosecco.

Trovare la distribuzione per una buona idea o un buon film ?

Poi ci mancherebbe, si può fare.

Ma tu. Tu come ti senti ? Sempre stimolato / eccitato / coinvolto ogni minuto in ogni posto e in ogni forma. Tu , sei più felice?

Che muscoli alleni ad essere sempre con le mani nel portafoglio . Come ti senti ?

Marketing obsoleto

Chi ha bisogno di chi ?

Rispolvero oggi un grande interrogativo che mi turba.

Sono in attesa dal medico per un controllo del mio effetto placebo. Anche lui va controllato . Capire cioè se con due parole amichevoli e un controllo della pressione , c’è una reazione.

Bene. Il cane è lì fuori che mi aspetta delicatamente (?) legato ad un cancello. Mi capirà.

Torniamo a noi e al titolo del post

Chi ha bisogno di chi

Oggetto. Il bisogno di lavoro. Se è un bisogno come crearlo e come venderlo.

Viene venduto con le stesse categorie delle scarpe da ginnastica colorate .

Perché ? E’ la domanda.

Ho la mia teoria

C’è ne poco, sopratutto nella scrivania dell’agenzia interinali.

Più c’è marketing meno c’è bisogno.

La tecnologia così è inutile e dannosa. Occhio . Solo una piccola parte di persone / stati , ne stanno godendo con dei $ d’avanti, il resto sono briciole. Sappiatelo. È una specie di inquinamento visivo/compulsivo/mentale.

Farti sentire di “Essere sempre in difetto”.

bisogna saper dire di NO. Così si scopre il significato dei bisogni.

Quelli veri ? Si. Ora occorre scoprirli, con impegno però . Da soli non vengono. Tenete la testa e il cuore libera da schemi / condizionamenti. Come i bambini.

Limiti-amo-ci

La tematica è immensa ma conviene a tutti farsi una propria riflessione / teoria

La foto è, spero, illuminante

L’arte parla con un linguaggio antico (mosaico, Ravenna, Dante) dell’oggi. Provocando intelligenze.

Ok. Parliamo si sesso-potere-soldi.

Un humus culturale oggi al centro del dibattito causa gli ultimi eventi.

Interroghiamoci sul perché?

La coscienza come si forma? Quale è il limite? Come denunciarlo e perché?

Credo che ora tocchi a noi. Costruiamoci un nostro limite, adesso o mai più.

Help! anche leggendo qui.

Grazie a Valigia Blu e Monica.

Nelle ultime settimane ci siamo occupati con diversi articoli del caso Weinstein e del dibattito sulle molestie sessuali che si è aperto in tutto il mondo. Ne abbiamo discusso molto sulla pagina, analizzando diversi aspetti. In questo post vengono riportate alcune delle riflessioni e degli scambi (editati) tra noi e i lettori nati sotto ai post di Valigia Blu: un confronto articolato e per nulla banale che ci sembrava giusto valorizzare.

“Monica: Il mio dubbio è che possa essere difficile cogliere non tanto la singola molestia, ma l’humus culturale in cui cresce e prolifera. (…) Forse il processo è giunto a maturazione, il nesso potere/sesso/soldi viene messo in discussione e quindi diventa possibile parlarne. Sia per chi denuncia, sia per chi deve ragionare attorno a una pentola scoperchiata, in cui il non detto si rovescia fuori. Peraltro le violenze, le molestie, le prevaricazioni non sono facili da metabolizzare, non è facile riconoscersi come vittime. Il vittimismo è pur sempre considerato un pessimo atteggiamento. Ma vittimismo ed esser vittime non sono la stessa cosa, e sapere e raccontare che si è più deboli o lo si è stati non è facile. Perciò è tanto faticoso. Non si tratta indicare vittime e colpevoli, ma di capire la figura di sfondo in cui questo [la molestia sessuale] avviene. E in fondo tutto questo discuterne in tanti è un primo modo per stracciare il sipario. Proprio ieri ho trovato questa frase che trovo esaustiva del concetto che ho provato a esporre: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”, Wittgenstein. Questa serie di episodi sta allargando i confini del mondo conosciuto, stiamo esplorandone alcuni limiti, stiamo chiedendoci se possiamo accettarli, o se vogliamo cambiarli. In fondo pensare che si possa lavorare senza ricatti mi pare una buona direzione prospettica.”

Nick Cave c’è

Ieri sera a Padova è successo qualcosa. Dentro e fuori di me.

Da sempre sono convinto che i concerti come altre esperienze artistiche “dal vivo” rappresentino per l’umano una necessità primaria. Ci si avvicina a qualcosa di cui hai bisogno. Mi avete capito vero? anche le preghiere in fondo sono dei canti.

Andare ai concerti con un motivo fa e farà la differenza.

Nick ieri era una rock star. In cima al mondo ma dal punto più basso.

Lo chiamano Bardo quel punto intimo di trapasso tra la vita e la morte, dove ci si parla con una certa franchezza. Da sempre è terreno fertile di ispirazione ( Dante?)

Ieri sera è successo qualcosa. Istinti punk pieni di ribellione e rabbia come antidoti per la scomparsa del padre a 15 anni raccolti, vissuti e poi sconvolti dalla prematura morte del figlio nel 2015.

L’uomo caverna ha scavato ancora fino a trovare, nelle prime canzoni, il bisogno di accordarsi sui dei sospiri. Li ho capito che il concerto avrebbe parlato un’altra lingua.

Doveva capire con chi parlare ? Di chi fidarsi? Credo di sì .

Le basi ritmiche come flusso sanguigno ascoltate in laboratorio da un medico guaritore delle foreste Australiane, hanno fatto il resto.

Gli Angeli sopra Berlino stavolta bisognava proprio aver voglia di cercarli. Io li ho visti quando la sua band , un po’ ammaccata per la mancanza del fratello Conway Savage, c’era nei momenti del bisogno. Parlo di bassi in basso e di alti cercati nei cori e nei sinth. Poi non parlo di acustica(sob) ma in Italia i concerti si fanno nei palazzetti (!) dello sport e viceversa. ( per chi vuol capire dove agire in futuro)

Sto meglio oggi.

Ero solo come quando warren Ellis ha registrato il giro di accordi di higgs boson blues, e quindi solo, ma con una direzione davanti a se (me) nascosta, libera, ogni tanto vicina, con un grande cuore che io chiamo dolcezza.

Una solitudine alla quale bisognerà avvicinarsi, per riconoscersi.

La sfida è vinta quando sul palco non c’era più solo lui e la sua band ma tutto il pubblico . Non per dire.

Il rock and roll è vivo e non sa di esserlo.

Pubblicità

Osservo come la pubblicità cerca di anticipare temi, speranze e valori.

Non sempre ci riesce anzi credo che oggi sempre più li rincorre.

Stesso giornale con due giorni di differenza. L’ho notata.

Tutto bene.

Le banche sono sempre lungimiranti e molto preoccupate di raggiungere i loro obbiettivi. Felicità a pacchi, desideri e corti circuiti pieni di fiducia.

Pensavo domani di andare in banca con figlia e libri e vediamo un po’ . La fiducia non esiste se non condivisa. Citazione farlocca ( in to the wild, parla di felicità ) ma credo condivisibile.

Se in due felici protagonisti sono i genitori io vorrei essere il figlioletto e la pubblicità la vorrei fare io, sconsigliando il mutuo. Sto bene così .

Provare per credere

Siamo in campana elettorale . ecco la mia.

Bere l’acqua è sexy. Ne sono sicuro. Provate a bere l’acqua in pubblico, in discoteca per esempio, come un gesto ritualizzato. vedrete l’effetto che fa.

Dire la verità è sexy. L’onestà è sexy. Impegnarsi in quel che si crede è sexy. Studiare è sexy.

“L’acqua non oppone resistenza. L’acqua scorre. Quando immergi una mano nell’acqua senti solo una carezza. L’acqua non è un muro, non può fermarti. Va dove vuole andare e niente le si può opporre. L’acqua è paziente. L’acqua che gocciola consuma una pietra. Ricordatelo, Ricordati che per metà tu sei acqua. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno, Come fa l’Acqua.”

Ricchezza di cosa?

Non mollate.

Guardate negli occhi le persone. Non ascoltate le parole, la mente mente.

Oppure ascoltate e leggete le poesie

“Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l’accusate; accusate voi stesso, che non siete assai poeta da evocarne la ricchezza; ché per un creatore non esiste povertà né luoghi poveri e indifferenti.”

RAINER MARIA RILKE

Tra le righe

Articolo molto interessante, soprattutto nel finale.

Due riflessioni :

– l’articolo è studiato per vendere l’iPhone 8 parlandone ironicamente male ?

– articolo colto per farci capire che la felicità non passa dal continuo desiderare / comprare / rincoglionire 😬

La foto è una sintesi del cortocircuito emotivo al quale siamo sottoposti .

Eccolo

Come probabilmente non avete potuto fare a meno di apprendere qualche settimana fa, il nuovo iPhone 8 vanta una “agevolericarica wireless”, il che significa che invece di infilare il cavetto nel telefono e inserire la spina nella presa, basta semplicemente appoggiare il telefono sul caricatore. Che poi si collega alla presa. Se vi riesce difficile immaginare che genere di persona trovi insopportabilmente scomodo il fatto di dover infilare un cavetto nel telefono, soprattutto visto che deve comunque lasciarlo dov’è mentre si carica, allora siamo in due.

Ma sono sicuro che il caricabatteria wireless attecchirà lo stesso, perché Apple ha capito una cosa fondamentale sulla psicologia della comodità: metà delle volte, non ha niente a che vedere con l’eliminazione di compiti noiosi o faticosi.

Serve solo alle aziende per introdurre nuovi prodotti “dei quali non sapevamo di aver bisogno” – un modo fantasioso per dire che non ne avevamo bisogno – ben sapendo che quando tante altre persone li avranno, li vorremo anche noi, e una volta che li avremo avuti, non vorremo perderli. “Immagino che sia una di quelle cose delle quali non ti importa niente finché non cominci a usarle”, ha scritto un possessore di caricabatteria senza fili per cercare di spiegarne il fascino. Il che è vero anche per l’eroina, ma per il momento lasciamo perdere.

Comodità indotta

La principale responsabile di questo è probabilmente la cosiddetta avversione per la perdita, il fenomeno per cui l’idea di perdere dieci euro ci sconvolge più di quanto non ci ecciti la prospettiva di guadagnarne dieci. Forse per ragioni evolutive, siamo molto più motivati a tenerci stretto quello che già possediamo che non a cercare di ottenere quello che ancora non abbiamo. Aggiungete a questo un’innata tendenza alla pigrizia – il nostro istinto a conservare più energia possibile e a evitare qualsiasi sforzo – e capirete subito perché, una volta che ci hanno convinti ad adottare certe finte comodità, è improbabile che vogliamo rinunciarci.

Prima di avere la ricarica wireless, lo sforzo di infilare un cavetto nel telefono ci sembrava irrisorio, ma una volta che ce l’abbiamo, diventa troppo comoda per farne a meno. E perciò anche se, come me, siete il tipo di persone che sognano di tornare indietro da un telefono intelligente a un telefono scemo, vi ritrovate a comprare il nuovo smartphone.

La cosa più difficile è fare buon uso del tempo che già abbiamo

Un’altra strana implicazione della mania della Silicon valley per le “comodità” è che, messe tutte insieme, queste piccole seccature quotidiane – infilare il cavetto nel telefono, dover parlare con un essere umano per ordinare una pizza, inserire una carta di credito in un dispositivo invece che appoggiarcela – costituiscono un serio ostacolo alla possibilità di avere una vita più piena e più felice.

Ma il risparmio di tempo è veramente ridicolo. La cosa più difficile è fare buon uso del tempo che già abbiamo. Perché, anche se il caricatore wireless ci facesse risparmiare un’ora al giorno, invece che tre secondi, quella stessa tendenza alla pigrizia ci farebbe passare l’ora risparmiata a curiosare su Facebook o su Instagram invece che a scrivere un libro, a fare volontariato o qualsiasi altra cosa. E come potremmo curiosare su Facebook? Proprio con quello smartphone che avrebbe dovuto farci risparmiare tempo. Bisogna ammettere che tutto questo è molto comodo. Comodo per la Apple e per tutti gli altri produttori, ma non per noi.

(Traduzione di Bruna Tortorella)< em>Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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