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Qui e allora? cadere dalle nuvole non è poi cosi male

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei. Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.

Saper stare.

Amo condividere queste parole così vibranti .

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
.
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.
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Wislawa Szymborska
.

Simone weil , ti amo

SIMONE WEIL E LA RADICE DEL GRANDE SEGRETO
«Abbiamo visto che la mente innamorata conosce due possibilità: aderire al mondo presente, oppure postulare un mondo diverso e più giusto. La prima possibilità ragiona dal punto di vista fisico o ontologico all’insegna di ciò che è; la seconda dal punto di vista etico all’insegna di ciò che dovrebbe essere. Per la prima il concetto guida è l’essere, oppure la realtà; per la seconda il concetto guida è il bene, oppure la giustizia. La prima è la via dell’immanenza, la seconda la via della trascendenza.
Vi è un passo di Simone Weil, scritto in un giorno imprecisato dell’inizio 1942, che è una condensazione fulminante di tutto ciò. Lei stessa era consapevole della sua importanza perché lo sottolineò, come appare dall’edizione dei Quaderni che lo riporta al corsivo. Eccolo:
«Identità del reale e del bene. Necessità come criterio del reale. Distanza tra il necessario e il bene. Sbrogliare questo. È della massima importanza. È qui la radice del grande segreto».
Riscrivo il brano suddividendolo logicamente e inserendovi le mie osservazioni:
– «Identità del reale e del bene. Necessità come criterio del reale»: è la visione che governa il pensiero stoico, di Spinoza, di Hegel, di Nietzsche, e in genere delle filosofie e delle religioni (tra cui in primo luogo l’islam) che insistono sul primato della necessità, sia di tipo personale (Dio) sia di tipo impersonale (Destino), che domina il corso delle cose.
– «Distanza tra il necessario e il bene»: è la visione che governa il pensiero della profezia ebraica e di Gesù, di Platone, di Kant, di Dostoevskij, di Jaspers, e in genere delle filosofie e delle religioni (tra cui in primo luogo l’ebraismo della linea profetica e sapienziale) che insistono sulla realtà della libertà con la sua indeterminazione e sul primato della giustizia.
– «Sbrogliare questo. È della massima importanza. È qui la radice del grande segreto»: questo è il compito del pensiero.
Il punto, però, è che nessuno riuscirà mai a sbrogliare questo nodo inestricabile, perché vi sono ragioni legittime a favore di una istanza e dell’altra. È solo l’amore che pervade la mente a collocare un essere umano che pensa su una via oppure sull’altra».

VitoMancuso grazie

Finalmente poesia

seguo Franco Arminio , l’ho intravisto e intervistato con amici anni fa nel suo sud.

Lui ha il dono, secondo me. Prendetelo a piccole dosi . Come una medicina magica .

Poi il rock and roll.. arriva . Non con parole altisonanti ma con un ritmo che trascina dove solo lui sa 🔥 ( sottolineato )

Le cose che ho capito ieri sera.
Non raccontarti la tua vita
come se tutto ti fosse chiaro.
Non credere di saperne
più del tuo corpo di salute
e malattie: il tuo corpo
appena può prova a guarire.
Affronta con coraggio l’idea
che si muore. È una sfida che vinci
ogni giorno e che perderai
solo alla fine quando non avrai
più niente da perdere.

Esistono amicizie e amori
che si formano in poche ore
e durano tutta la vita.
Si vede subito,
si vede benissimo.
Infine: continua ad andare in giro,
ma non per fuggire, cammina
perché il mondo che finisce
dove ti trovi ricomincia dove arrivi.
La bellezza che incontri
non è una compagnia,
ti da solo la forza per camminare ancora: sappi che incontrerai
la commozione
di altre meravigliose solitudini
vicinissime alla tua.

P. S.
La foto me l’hanno fatta ieri a Genazzano.
Le persone a cui sono vicino sono muratori rumeni.

La pace è finita

Andate a messa

scegliete quella migliore per voi, ma agitela. Rotolatevi dentro

Cercate segnali, caldo, vibrazioni, venti, inciampi, unioni , amori. Buon sesso.

In natura non esiste la pace . Esiste una tensione tra opposti .

C’è armonia con un fine che sa di infinito.

Il rock and roll non morirà mai , ma non è scontato che esista.

Il cervello non ha anticorpi. Lo si deve sapere fin da piccolissimi .

La pace esiste

Ciò che avviene

“Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Dei fatti maturano nell’ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. E quando i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, e avvengono grandi sventure storiche, si crede che siano fatalità come i terremoti. Pochi si domandano allora: «se avessi anch’io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?”

Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere

Guerre

Non ho altre parole

Anna Achmàtova: ‘L’amore sa di mela, ma il sangue sa solo di sangue.’ La guerra è così, e la gente dopo un po’ del sangue non ne può più.”

Saggezza senza copyright

Se al mattino ti svegli vestito, o sei morto o ti sei divertito.

  • mio nonno

Esercizi

“Quello che non ti piace di me, miglioralo in te.”
(Alejandro Jodorowsky)

È il momento di

De-siderare = sentire la mancanza delle stelle.

Desiderare è un verbo latino composto dal prefisso “de”, indicante lontananza/privazione e il sostantivo “sidus”, stella.
I nostri desideri originano quindi dalla percezione di una forte nostalgia di qualcosa o di qualcuno. Più precisamente, nel linguaggio dei marinai “desiderare” significava constatare l’assenza di stelle nel cielo. Da qui la delusione e il rimpianto per l’assenza dei preziosi astri indicanti la giusta rotta.
Così come le stelle durante una buia notte di navigazione, dunque, i nostri desideri ci guidano verso la realizzazione delle nostre istanze più vere e profonde, a patto che si abbia il coraggio di ascoltarli e “con-siderarli”(altra parola latina derivante dal verbo con-siderare, ovvero, letteralmente “stare con le stelle”).
Buonaluna 💫⭐🌙

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