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Qui e allora?

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.

Asintomatico blues

🖋️ “ Ma, tra le anime in progresso di sviluppo, tutti gli amori e tutte le amicizie sono momentanee. «Mi amate» significa: «Voi vedete la medesima verità?» Se è si, noi siamo felici della stessa felicità; ma ben presto riusciamo a percepire un’altra verità ed ecco che il divorzio si produce e nessun nodo esiste in natura che possa legarci. ”

Grazie alla pagina Jung Italia

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“Sfamalo pure come vuoi, il lupo ha sempre gli occhi verso il bosco”

.Marina Cvetaeva, Il poeta e il tempo.

Talento

Non ‘si fa così ‘ si ‘Si guarda così’ .

Essenza dell’arte e dello stare al mondo, per scoprire e potenziare il proprio talento.

Andando oltre, con pazienza

La mania del controllo

“La cosa migliore che si possa fare quando piove è lasciare che piova”, ha scritto H. W. Longfellow. Siamo abili nel ricordarcelo quando c’è il sole o quando siamo al calduccio in casa a bere cioccolata calda, ma malediciamo la pioggia quando ci si è rotto l’ombrello, l’autobus non passa, si rompono le buste della spesa, ci bagniamo dalla testa ai piedi.

Ci lamentiamo, disperdiamo le energie nel dire che quella cosa è ingiusta, che dovrebbe smetterla di piovere, almeno per il tempo necessario per tornare a casa. Eppure che piova – che la vita non fili via liscia – è naturale, è nell’ordine delle cose, e forse è anche necessario per un qualche equilibrio delle forze celesti che non conosciamo.

Eppure non c’è verso, continuiamo a desiderare il controllo di ogni cosa, anche se sappiamo che non lo avremo mai, che ci sono cose incontrollabili o che non si possono modificare.
Forse l’unica via è impararlo un poco alla volta, e imparare dall’esperienza che la pioggia non è un evento negativo, solo naturale, e che pensare che dovrebbe smettere solo per permettere a noi di tornare a casa è la misura del nostro infinito narcisismo.
Lascia che piova. E lasciati piovere.

Testo recuperato da Tlon

Grazie Tlon ( Maura Gangitano e Andrea)

disattenzione, poetica

Disattenzione (Wislawa Szymborska)
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.
Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
Spledida!!!
cari rifugiati.

Hegel mi manchi

250 anni fa a Stoccarda nasceva Hegel. Lo voglio ricordare con queste sue parole: “Prima condizione della filosofia è possedere il coraggio della verità, la fede nella potenza dello spirito” (dal discorso inaugurale delle Lezioni sulla storia della filosofia, 28 ottobre 1816)

Proiezione ?

Per capirci

Una mia ex che aveva tendenze a tradire il partner mi ha accusato di tradimento poco prima di tradirmi. (Cit)

Qui lo stimolo di riflessione ufficiale

Jung

⭕ Che cos’è il meccanismo di PROIEZIONE ?

«Di solito la nostra indignazione per il comportamento degli altri riguarda un aspetto irrisolto del nostro io.»

Così ci scrive la psicoterapeuta junghiana Debbie Ford. Continua Jung affermando:

«Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi»

Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno.

È un trasferimento involontario del nostro comportamento inconscio sugli altri, in modo da farci credere che queste qualità in realtà appartengano ad altre persone.

Quando siamo ansiosi riguardo alle nostre emozioni o ai lati inaccettabili della nostra personalità, per un meccanismo di difesa attribuiamo queste qualità agli oggetti esterni e agli altri.

La PROIEZIONE, che cos’è? Ciò che vediamo negli altri quanto ci appartiene?

La fisica delle relazioni

OGNI COSA E’ RELAZIONE
di Franco Lorenzoni
Non comprendendo alcuni passaggi chiave della fisica contemporanea e in questo non mi sento troppo diverso da coloro che, all’epoca di Galileo, si incaponivano a sostenere che la Terra fosse al centro dell’Universo.
“Il mondo non è fatto di corpi, di oggetti, ma di processi, di relazioni. Ogni oggetto è un gruppo di fenomeni e a livello microscopico ci sono particelle che esistono solo se sbattono da qualche parte, se entrano in relazione, altrimenti non esistono. Non sono possibili previsioni certe, solo probabilità”. Questo modo di vedere di Werner Heisemberg, raccontato da Carlo Rovelli, non era stato mai pensato prima. Se ci riflettiamo con calma e lo accogliamo pienamente, credo cambi un bel po’ di cose.
La fisica, anche a chi fatica a comprenderla come me, offre una potente metafora di noi stessi e di ciò che viviamo in classe.
Quanti bambini e ragazzi restano invisibili finché non sbattono da qualche parte? Quanti sbattono apposta perché qualcuno si accorga di loro, o sbattono forte con gli altri o con ciò che hanno intorno perché qualcuno avverta la profondità dei conflitti e delle sofferenze che li abitano?
Il punto dov’è più difficile seguire Heisemberg, sta nel fatto che, a livello microscopico, non è che l’oggetto quando non sbatte non si veda e non si senta, è che proprio non c’è. Esiste solo nell’impatto, nell’attrito, nella relazione, altrimenti non esiste. Il mondo non è fatto di oggetti, di corpi e di cose, così come ci appare, ma solo di relazioni. Questo ci dice la fisica contemporanea e questo per me è sconvolgente e incomprensibile.
Bertold Brecht, quando mise in scena il suo Galileo Galilei, trasformò la rivoluzione copernicana in metafora della fine di ogni autorità assoluta, indiscussa e inamovibile. Una rivoluzione scientifica, fortemente osteggiata dall’autorità della Chiesa, annunciava sconvolgenti rivoluzioni sociali a venire.
Mi piacerebbe pensare che le scoperte della meccanica quantistica, insieme alle altre rivoluzioni della fisica contemporanea che minano alla radice il nostro modo di concepire lo spazio e il tempo, ci aiutassero a comprendere che la nostra vita non solo è tessuta e arricchita dalle relazioni che intrecciamo, ma è relazione, è solo relazione nella sua essenza.
Non so bene come, ma sento che se ne avessimo piena percezione e cognizione, capiremmo meglio perché il dialogo, che vive solo nel momento dell’incontro ed è luogo di mezzo dove la mia idea si intreccia con la tua e insieme si trasformano, potrebbe essere finalmente riconosciuto come l’architrave capace di reggere ogni costruzione educativa, duemilaquattrocento anni dopo Socrate.
Emilia, nel corso della mia ultima quinta elementare, mentre discutevamo del film sulla vita del liberatore dell’India, ha detto: “Gandhi non dava ragione a uno ma a due”, una sintesi folgorante di cosa sia la nonviolenza, che è insieme un modo di porsi e un modo di pensare che ci aiuta a non restare imprigionati nella fortezza dell’io e nelle tante altre mura e recinzioni che troppi continuano a reclamare a gran voce.

La storia del nostro incontro con Gandhi in quinta elementare l’ho narrata ne “I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento” (Sellerio 2019). E io adesso mi vado a leggere “Helgoland” di Carlo Rovelli, in cui credo riuscirà a spiegare acnhe a me, con la limpidezza di cui è capace, Heinsemberg e le astrusità della fisica quantistica.h

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