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Qui e allora? cadere dalle nuvole non è poi cosi male

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei. Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.

il senso dell’essere e non del dovere

Come può la naturale realizzazione essere un dovere? Una pianta di ciliegio non produce tutti gli anni la medesima quantità di frutti… Lo spontaneo realizzarsi è un potere che entra in comunione con gli eventi, si adatta e si manifesta riflettendo il contesto e l’ambiente circostante… Adattabilità e versatilità sono doti presenti nella marzialità come nella natura e che, potrebbero essere riassunte nella frase: “stare a proprio agio nel disagio”? Trovare e ricercare l’equilibrio nel disequilibrio, osservare il pacifico ordine nel belligerante disordine è un intento sacro, che non richiede altro che assenza di sforzi? Come quel ciliegio che cresce, s’espande ed evolve in ogni direzione, anche quando ad un metro dal tronco può esserci un dirupo e… “Senza opporre resistenza” continua imperterrito nell’evoluzione, nella missione, nel cammino… oltre quel burrone, quel vuoto limite che (non) c’è…

Trilok Gurtu – MAYA

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La propria croce da luccicare

Quando siamo impegnati con noi stessi, difficilmente ci viene in mente di straziare gli altri

Il conflitto proiettato all’esterno, per essere sanato deve ritornare nella psiche del singolo, da dove inconsciamente era nato.

Chi voglia uscire vittorioso da questo declino, deve celebrare un’Ultima Cena con sé stesso, mangiare e bere la propria carne e il proprio sangue, riuscire a riconoscere l’altro presente in lui stesso e ad accettarlo…

Questo è senza dubbio il significato dell’insegnamento di Cristo, secondo cui occorre che ciascuno si prenda su di sé la propria croce.

E quando uno deve già farsi carico di sé stesso, come potrà ancora straziare l’altro?»

C.G. Jung – Mysterium Coniunctionis

E’ un contenuto di Jung Italia , che ringrazio

Non solo cantare

Pregare.


« … può essere rivolta a Dio, o a un Dio, a una Dea, a un santo, a un saggio, a una montagna, o al mistero muto dietro le stelle. Può essere fatta di parole o di silenzi. Può essere religiosa o laica. In tutte le sue forme essa si manifesta come forza congiuntiva. Pregare, in qualunque modo ne siamo capaci, significa pensare al senso della vita: perché venga, perché sia fatto, anche attraverso di me, il mio lavoro e la mia speranza. Questo un secolo fa aveva intuito il caporale Wittgenstein nelle trincee del fronte, e questo è anche per me il modo migliore di rifornirmi di energia pulita per non farmi vincere dallo sconforto e non ridurmi a vivere la vita all’insegna della furbizia della selezione naturale e dell’ego con la sua ridicola vanità»

Vito Mancuso

Questo è rock and roll

Chi è il vero soggetto del respiro? Noi non respiriamo, piuttosto siamo respirati da tutto ciò che amiamo. Perciò più amiamo e più siamo vivi!

Verità

La verità è un processo dove il conflitto è elemento fondante . un atto pratico

La verità non è un quieto possesso… ma accade solo nella storia della continua liberazione, la quale si consegue veramente non rimanendo a contemplare il sole, ma ritornando nella caverna per diventare attivi liberatori dalle ombre.

Umberto Curi

Restate

Pensieri e riflessioni . Trova la differenza

Questo è un pensiero . Lancio una pallina la in alto senza direzione . Aspetto che ritorni .

La mia estate 2022

Non ho fatto niente di organizzato. Ho camminato al sole estivo per tanto tempo.
Sono stato. Dentro per liberare il fuori . Questo dicono i piedi , veri protagonisti del reale. Penso che il mondo diventi più tuo , quando con un telo ti ci siedi o ci attraversi un sentiero, strada, piazza .

Estate nuova, questa. Sorprendente a tratti. Meravigliosa e buia intimamente. C’è da saperci stare . Coraggio mi dico e dico.

Le distrazioni lasciatele ai professionisti cercando di riconoscerli

Coerenza naturale

La coerenza è una trappola, una delle peggiori, nonostante i panegirici che le vengono dedicati – proprio quei panegirici in realtà possono far intuire che ci sia qualcosa che non va. Ogni volta che sento dire a qualcuno che è coerente è perché non vuole fare qualcosa: “se non faccio A non farò nemmeno B”; “la cosa C non mi sta bene, quindi non farò nemmeno D”; “per tutta la vita hai fatto X, come fai adesso a fare Y”. Anche la Treccani riporta la coerenza come mancanza di contraddizione…peccato che l’etimologia dica altro. La coerenza, infatti, etimologicamente, indica parti che esistono insieme, nient’altro; nessuno ha mai affermato che queste diverse parti debbano essere allineate, anzi! È veramente coerente chi riesce a mantenere insieme parti diverse di sé, anche – è perché no, soprattutto! – in contraddizione tra loro, riuscendo a farle comunicare in armonia e in sintonia. In botanica si parla di botanica come unione di parti diverse che concorrono alla vita della pianta, sia che queste siano cresciute insieme o meno: la coerenza deve essere più un esercizio di riconoscimento delle diverse sfumature presenti nella complessità, più che una virtù decantata per mostrare al mondo quanto si è immobili e sterili e bravi a ripetere ogni giorno lo stesso copione. Se devi scegliere una coerenza, scegline una che ricordi le piante.

Young folk

I pensieri lunghi a volte atterrano e trovano pace in certi incontri . I libri li scrivi tu prima dentro di te poi , improvvisamente, li ritrovi . Negli sguardi dell’anima

“Ecco cosa spesso siamo da adulti..siamo vite vissute da altri e per altri.
Siamo i cambiamenti che non facciamo, i percorsi ripetitivi che non abbandoniamo.
Siamo persone sole che se la raccontano.
Se almeno avessimo il coraggio di ammetterlo e di essere onesti fino in fondo, avremmo già fatto abbastanza per rompere l’inerzia. Per tornare a prenderci quello che cerchiamo: la vita, e con essa, la felicità “.

( Dal libro” Young Folks” di G. Pierantozzi)

Pelle delle mie brame

La pelle divide il dentro dal fuori . Racconta il dentro . Lo puoi vedere , sentire , accarezzare

Poesia di Chandra

La pelle è sempre in prima linea
come i cappotti le madri i villaggi,
è un confuso conoscitore di mondi
è serbatoio e cemento
trasale fa barriera
è distendibile e delicatamente resistente
sanguina respira. Nuca mani e piedi
spalle petto fianchi conoscono
il mondo senza l’assedio della narrazione
stormiscono e scompensano il pensiero.
La pelle è educazione sentimentale
ogni parola un branco che preme i pori
e ne fa porte sul cielo vuoto dell’interno,
dove soffia la memoria
l’aria del tempo.
Per primo viene il tatto
quando mettiamo una parola
al mondo. Invecchiando la pelle
diventa piú sottile
perché aumenta il desiderio
di mistero, diminuisce
la paura di attacco.
È nuda su questa terra,
si sbriciola nel passaggio.
In lei la vita umana si consuma
e poi si spegne o forse vola
fuori di lei, la lascia.

Chandra Candiani da ‘La domanda della sete.’ Einaudi

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POESIA SEI LA LUCE CHE MI GIRI FIN QUANDO NON MI CANTI

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Cosa c’è alle spalle del mondo? Il confine per un Mondo più grande. Tracciando la strada per le scienze umane.

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Pianopiano forteforte

Taccuino di una mente affollata.

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