SIMONE WEIL E LA RADICE DEL GRANDE SEGRETO
«Abbiamo visto che la mente innamorata conosce due possibilità: aderire al mondo presente, oppure postulare un mondo diverso e più giusto. La prima possibilità ragiona dal punto di vista fisico o ontologico all’insegna di ciò che è; la seconda dal punto di vista etico all’insegna di ciò che dovrebbe essere. Per la prima il concetto guida è l’essere, oppure la realtà; per la seconda il concetto guida è il bene, oppure la giustizia. La prima è la via dell’immanenza, la seconda la via della trascendenza.
Vi è un passo di Simone Weil, scritto in un giorno imprecisato dell’inizio 1942, che è una condensazione fulminante di tutto ciò. Lei stessa era consapevole della sua importanza perché lo sottolineò, come appare dall’edizione dei Quaderni che lo riporta al corsivo. Eccolo:
«Identità del reale e del bene. Necessità come criterio del reale. Distanza tra il necessario e il bene. Sbrogliare questo. È della massima importanza. È qui la radice del grande segreto».
Riscrivo il brano suddividendolo logicamente e inserendovi le mie osservazioni:
– «Identità del reale e del bene. Necessità come criterio del reale»: è la visione che governa il pensiero stoico, di Spinoza, di Hegel, di Nietzsche, e in genere delle filosofie e delle religioni (tra cui in primo luogo l’islam) che insistono sul primato della necessità, sia di tipo personale (Dio) sia di tipo impersonale (Destino), che domina il corso delle cose.
– «Distanza tra il necessario e il bene»: è la visione che governa il pensiero della profezia ebraica e di Gesù, di Platone, di Kant, di Dostoevskij, di Jaspers, e in genere delle filosofie e delle religioni (tra cui in primo luogo l’ebraismo della linea profetica e sapienziale) che insistono sulla realtà della libertà con la sua indeterminazione e sul primato della giustizia.
– «Sbrogliare questo. È della massima importanza. È qui la radice del grande segreto»: questo è il compito del pensiero.
Il punto, però, è che nessuno riuscirà mai a sbrogliare questo nodo inestricabile, perché vi sono ragioni legittime a favore di una istanza e dell’altra. È solo l’amore che pervade la mente a collocare un essere umano che pensa su una via oppure sull’altra».

VitoMancuso grazie