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Qui e allora?

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.

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Ascolti e immagini

ci riconosceremo.

Una lenta rivoluzione. Credo che il silenzio che sento oggi, l’imbarazzo e lo schifo diffuso dai media di potere e la mia gran voglia di disconnettersi.

Disconect. intanto.

per accordarci, invece, ritengo prezioso questo contenuto degli amici Lupi e contadini.

L’argomento. L’importanza dei simboli, arcaici, tipici. Archetipi (eccolo qua!)

Il mio semplice pensiero è che l’utilizzo di “altre” metriche linguistiche per descrivere un fenomeno, sia ancora un tabù.

È come se si volesse, vuole, sancire la “verità” attraverso un linguaggio che accomuna e che non mette in discussione.Si fa materia proprio quel paradosso che nega, dopo averla tanto attesa, l’esistenza di un Dio, o dello spirito o chiamatelo come volete, quando finalmente si manifesta!

La questione è che la simbologia è forse fin troppo forte. Si aspetta il DPCM della domenica, c’è un acquasantiera per entrare in qualunque attività commerciale, tra poco al posto del battesimo ci sarà la vaccinazione e la microchippazione per fare parte della società, direi che tutti i simboli sono stati traslati a favore della nuova religione, come per altro lo stesso cattolicesimo aveva fatto con le tradizioni più antiche.

ci riconosceremo ?

io qui adesso sento la strada

Asintomatico blues

🖋️ “ Ma, tra le anime in progresso di sviluppo, tutti gli amori e tutte le amicizie sono momentanee. «Mi amate» significa: «Voi vedete la medesima verità?» Se è si, noi siamo felici della stessa felicità; ma ben presto riusciamo a percepire un’altra verità ed ecco che il divorzio si produce e nessun nodo esiste in natura che possa legarci. ”

Grazie alla pagina Jung Italia

📙 R.W.Emerson – Gli uomini rappresentativi ➡️ https://amzn.to/2DA6QKd

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Intrattenimento da cosa

entertainment ? capiamolo.

Intrattenimento. da cosa ? con cosa.  Facciamo la pace e la guerra ma per favore cerchiamo quel di più che ognuno di noi ha , e’.  Oltre i sogni e l’immaginazione attiva ( e altro..) un esercizio simpatico.

Esercizi. Il blues

Scrivere fa rivivere. Vivere fa scrivere. si crea un eco e li le cose succedono. Piccolo inciso.

Ieri finalmente. Un uomo illuminante. Sottolineo un uomo,
che nella musica ha trovato la sua luce che come dice ha i riflessi del blu.

Che significa? può accadere per ‘caso’ o cercarlo ma te ne accorgi se il momento, è il tuo.
come sentire una energia libera che arriva da dove sei disposta a sentirla. Una occasione di fare succedere qualcosa dentro che può cambiarti il passo.

La musica che guariva ritorna a fare quello che a sempre saputo fare. Grazie Corey Harris interprete e uomo, illuminante.

Un pensiero per chi cerca vita ovunque. 😅

Spiagge Soul Festival thanks.
Agitato Live Music-Ideas-Network a presto.
#intrattenimentodacosa?

 

Motta felice e ispirato

Proprio cosi.

Volevo riascoltarlo. Sicuramente anche lui aveva voglia di farsi riascoltare. Non diamolo per scontato. Secondo il mio parere le nuove idee ed energie da sempre, ma oggi ancora di più, vengono stimolate da fuori, dall’incontro. Credo che il nuovo mini tour di sia nato proprio da questo atteggiamento, apertura. La musica (quella che vuole risuonare) si anima di questi appetiti di sconosciuto e stasera gli ingredienti ci sono tutti.

Il concerto di Motta è con i  Les filles de IlliGhadad  una emergente e promettente band del Niger, quello vero,  che il nostro ha prima segretamente “rapito”,  per poi riviverlo in questo suo nuovo e desiderato tour.

Il tour del 2018 è stato per lui e la sua amata banda un successo di pubblico e un successo personale. Il secondo album, dopo il primo acclamato da critica e molto ascoltato è come minimo pericoloso, soprattutto in queste epoche dall’innamoramento facile con i suoi confusi , e sono buono, effetti collaterali

Facile o felice, leggevo in un muro scrostato nel mio paesello della Romagna, bassa ma non ancora sprofondata e pensa un pò, quella frase mi accorda con i ricordi del concerto evento l’altra sera al Teatro Degli Antoniani a Bologna organizzato al meglio dal quelli del Locomotiv club sempre di Bologna, che non si possono che ringraziare per la passione che mettono nel loro lavoro.

Torno al tema. Lui sulla felicità ci ha fatto un manifesto oltre ad una canzone e fin qui sembra facile. Parlandone con chi era con me anche senza esserci, si possono essere “anche” felicità facili perchè organiche perchè trainate da qualcosa di molto molto importante e unico per ognuno di noi. Ascoltate le parole postume di Motta (che bella conferma! ) sul suo profilo instagram 

Ci sono parole, ritmi, mondi che sembrano lontani ma sono più vicini di quello che si pensa.  Il concerto aspettava di farmi chiudere questo cerchio, almeno lo speravo.

L’inizio è un sorriso, chi c’era capirà. Les filles de IlliGhadad  sedute, sorridenti, terrene, catapultate li in un teatro e non più nel deserto del Niger parlano con la loro lingua antica, lontana.

Siamo lontani, ora. Escono quasi in silenzio e forse era quello che dovevano creare.

Arriva Motta, rivedo un Nick Cave giovane e con lui e la sua chitarra in solo si ci avvicina con le canzoni a una memoria emotiva sempre pronta ad essere sollecitata.

Siamo ancora lontani ma sempre meno. Il cello al posto del basso fa il suo lavoro. Chiede aperture e appoggi leggeri. E così succede. La voce esce di più anche con le sfumature e imperfezioni. Ognuno, adesso, da quello che ha. Non male.  Inizio a capire del perchè sono li stasera.

Aspettavamo tutti di avvicinarci ad un qualcosa che è lontano ma che sentiamo vicino.

Si complica? Si, le parole adesso fanno fatica e per questo c’è la musica, linguaggio dell’anima per eccellenza.

Tutto il pubblico aspettava questo. Il momento dell’incontro. L’equilibrio tra quello che ha perso e quello che ha scelto ( cit )

Cosi è stato con una canzone una che ha dentro una verità profonda e sottile  e che oggi credo si sia trasformata in una esperienza molto potente,  in primis per lui. Mi ritorna in mente la frase celebre e finale del film In to the wild.

Quale canzone poteva essere? io lo speravo e un pò lo sentivo.  Poche parole, poche note, molto di tutto il resto. E’ un pò come essere felice è anche il titolo. ci siamo capiti?  Basta parole.

Siamo tutti sotto il palco quasi senza accorgersene. leggermente spaesato, almeno io.

Esco stordito dopo un bis defaticante e prendo una birra ? no no, faccio una fila molto silenziosa al distributore automatico che già a scriverlo mi viene male.  Prendo un gatorade come una protesta silenziosa e una coca cola per allontanare il sonno, anche solo per un pò.

facile o felice ?

ps. chi ha il video me lo può girare ?

by : rifugiato poetico

 

 

 

Teatro degli Antoniani a Bologna.

genio e ‘s’regolatezza

Per quatto giorni la Bologna ha un pensiero fisso. Un pensiero libero e folle che si confonde nel marasma del chi urla più forte ed è quello di rincontrare e farsi sorprendere dal nuovo spettacolo “Trascendi e Sali” di Alessandro Bergonzoni nella ‘sua’ Bologna.

Noto con piacere quasi zen che l’arte di certi artisti vivono di luce propria al di fuori di regole insegnate, condivise, copiate, ed ora in mano a poche grandi aziende che sempre più indirizzano verso il tanto come sinonimo di qualità.

La sua Bologna composta e scapigliata mi aspetta per la prima delle quatto serate in programma del Teatro Duse, in programma da martedì 30 a Domenica 4 Novembre.

Morandi Gianni, si lui, dietro di me, barbe bianche e cappelli, attorno. La media dell’età dei presenti è una indagine ISTAT del paese Italia, in un colpo d’occhio. L’istituto Piepoli non lavorerebbe più e la Casaleggio S.P.A. tornerebbe ad inventare software. Non aggiungo altro, anche se vorrei. Devo andare a lavorare. Sono più in sintonia con chi leggerà, sempre di fretta.

Bergonzoni è un mito. Semplicemente un uomo complesso che non può non raccontare tutto quello che ha dentro. La lingua italiana, complessa e antica, diventa il terreno della sfida, assieme al teatro e le sue alchemie. Un rapper in un pianeta che non esiste, se devo dire la mia.

Sembra sempre che possa perdere l’equilibrio in bilico tra la follia e la genialata. Disarmante e illuminante.

Lo definisco un antropologo in una epoca in movimento. Impossibile e affascinante allo stesso tempo. Fellini, secondo me un altro antropologo, ha raccontato un periodo e un luogo come decantando un buon calice di vino tra lentezza e profondità poetica. Bergonzoni no. Non ha quel materiale su cui riflettere. Si muove tutto sempre veloce e la narrazione diventa un opera di funambolismo ad occhi aperti su corde invisibili.  Un atto puramente creativo, potente. Il pubblico lo sa e lo adora.

C’è un però. E’ richiesto un pò di coraggio. Mi è capitato anche a me che lo seguo da anni, di accorgermi che la rete di codici e regole mentali, linguistiche, del prima e del dopo, se non allenate e stimolate a dovere diventano gabbie, affaticano, irrigidiscono.

Il salutismo spinto di questa epoca si è dimenticato di consigliare uno spettacolo di Bergonzoni all’anno, in buona compagnia, poca televisione, buone letture e soprattutto di praticare l’arte del gioco.

Morandi applaude, intanto. fa piacere, lui sembra in salute.  Io prendo appunti che poi non leggo. Giornalisti veri di fianco a me, scrivono con facilità che per un attimo ho il desiderio di copiare spudoratamente.

Tu cerchi di capire e lui intanto fa un cerchio con la mano, sguaiando tu…  ceeerchi si sapere!

E tutto cosi. un ritmo impressionante. una apnea. Torni a casa  stasera massimo al mezzanotte, dice Bergonzoni. Pausa, occhi vibranti sulla folla. Questo Massimo ma… chi è ?

Saluti e ringrazi. Taxi per pochi, i portici accoglienti per gli altri.

Poi le cose succedono. cammino.

Gli ultimi saranno i primi.  Lui gioca, con un cruciverba, per salvare il cervello e la memoria. Ritrovo, parole e angolazioni.  Un segnale? Più salute per tutti. Quella vera però.

rifugiato poetico

felicità fisica

Ero impaziente, curioso. Un nuova canzone dopo tutto il polverone sollevato. Il viaggio in America, le pacche sulle spalle, i soldi, una felicità inaspettata. da riconoscere. I salti di ottava. poche cose fatte bene. E’ una sensazione di meritata felicita. fisica. sua. sudata.

La musica è una esperienza fisica.

Nick Cave c’è

Ieri sera a Padova è successo qualcosa. Dentro e fuori di me.

Da sempre sono convinto che i concerti come altre esperienze artistiche “dal vivo” rappresentino per l’umano una necessità primaria. Ci si avvicina a qualcosa di cui hai bisogno. Mi avete capito vero? anche le preghiere in fondo sono dei canti.

Andare ai concerti con un motivo fa e farà la differenza.

Nick ieri era una rock star. In cima al mondo ma dal punto più basso.

Lo chiamano Bardo quel punto intimo di trapasso tra la vita e la morte, dove ci si parla con una certa franchezza. Da sempre è terreno fertile di ispirazione ( Dante?)

Ieri sera è successo qualcosa. Istinti punk pieni di ribellione e rabbia come antidoti per la scomparsa del padre a 15 anni raccolti, vissuti e poi sconvolti dalla prematura morte del figlio nel 2015.

L’uomo caverna ha scavato ancora fino a trovare, nelle prime canzoni, il bisogno di accordarsi sui dei sospiri. Li ho capito che il concerto avrebbe parlato un’altra lingua.

Doveva capire con chi parlare ? Di chi fidarsi? Credo di sì .

Le basi ritmiche come flusso sanguigno ascoltate in laboratorio da un medico guaritore delle foreste Australiane, hanno fatto il resto.

Gli Angeli sopra Berlino stavolta bisognava proprio aver voglia di cercarli. Io li ho visti quando la sua band , un po’ ammaccata per la mancanza del fratello Conway Savage, c’era nei momenti del bisogno. Parlo di bassi in basso e di alti cercati nei cori e nei sinth. Poi non parlo di acustica(sob) ma in Italia i concerti si fanno nei palazzetti (!) dello sport e viceversa. ( per chi vuol capire dove agire in futuro)

Sto meglio oggi.

Ero solo come quando warren Ellis ha registrato il giro di accordi di higgs boson blues, e quindi solo, ma con una direzione davanti a se (me) nascosta, libera, ogni tanto vicina, con un grande cuore che io chiamo dolcezza.

Una solitudine alla quale bisognerà avvicinarsi, per riconoscersi.

La sfida è vinta quando sul palco non c’era più solo lui e la sua band ma tutto il pubblico . Non per dire.

Il rock and roll è vivo e non sa di esserlo.

Chi odi?

Scrivere è oggi più sanguinio che fare del rock'n'roll.

Leggere è faticoso e lento.

Ascoltare è il futuro. Ne sono sicuro.

Vi leggo .. Cosimo Pacciani
nonostante-il-sottostante/25976

Chieditelo cosa e chi odi, e perché.
Se siano più le code del mattino per andare al lavoro o il lavoro stesso. Chieditelo cosa sia la molla che ti rende tutto insopportabile, difficile, incompleto. Cosa ti rende insofferente, cosa ti rende sospettoso, dubbioso, iroso. Cosa manca alle giornate, è qualcosa che vedi negli altri, qualcosa che vorresti avere e non hai, attenzioni, carezze, regali, bonus aziendali? Cosa ti manca e cosa non hai, cosa pretendi.
Chiediti cosa odi in quello che hai davanti, nella persona che ti prende il posto in una qualsiasi coda, fila, lista di attesa. Cosa ti turba nei giovani e negli anziani, cosa ti rende ancor più rancoroso.
Pensa, a cosa ti rende difficile accettare le idee degli altri, le posizioni, le ideologie, quali sono le questioni irrisolte prima di tutto dentro a te e che si irradiano, come reti complesse di paure e fremiti, su ogni cosa che senti dire, da altri, da persone che non sono come te, che non la pensano come te, che hanno un modo di comportarsi, addirittura valori, diversi dai tuoi. Chiedi cosa ti rende insofferente, a volte leggermente intollerante. Cosa ti fa arrossire, inquietare, arrabbiare. Cosa ti rende pronto ad usare armi, bastoni, le mani, contro qualcuno. Quale diritto dovrebbe essere colpito, nel contesto di ogni diritto ad essere, vivere, di ogni persona?
Chiedi cosa ti permette di arrogarti il diritto ad esser contro. Sono le giornate di caos e di pensieri unici e totalizzanti? Sono le mezze verita’ presentate come assiomi perfetti, appena prima di esser confutati dalla prossima teoria bislacca che ti troverai a seguire? Sono i dati o e’ la prepotenza con cui vengono usati, a convincerti? Su quali basi appoggi le tue convinzioni di esser sempre nel giusto, a parte il dettaglio che, forse, ti e’ sempre andata parecchio piu’ di culo rispetto a milioni di altri esseri umani come te?
E, se le cose non sono andate come dovevano, cosa ti arroga il diritto di esser contro, contro gli altri, la loro vita, il loro futuro, le loro idee?
Definisciti, lascia che quello a cui sei contrario ti limiti e ti categorizzi. Diventerai, alla fine, quello che sei, odio e incapacità di capire gli altri. O, forse, il futuro. Quello che sei diventerà quello che non capisci e perderai la flessibilità ad adattarti, ogni cosa si tramuterà in un fardello od un motivo ulteriore per serbar rancore. Perderai la fiducia negli altri, che siano le persone che ami, o che un tempo amavi, fino a ogni persona che esercita un controllo o qualche forma di potere, anche di persuasione, nei tuoi confronti.
Lascia che sia il dubbio, che sia il dubbio del tradimento a definirti. E lascia che l’amore o l’affetto non siano più forme libere ed universali di espressione di quello che conta ma solo un altro fottuto obbligo od una maniera per controllare gli altri.
Oppure, lascia che l’ennesima sveglia in un mattino ancora tiepido di agosto o, nei mesi a venire, il risveglio al freddo invernale, siano occasioni per chiederti per cosa fai quello che fai. Che sia quello che ti rende migliore, quello che sei ‘per’, a favore, a strutturare le giornate. Immagina i processi che ti portano dal letto al mezzo di trasporto, fino al lavoro. E scopri la fluidità di quello che accade, la finitezza, la purezza della direzione univoca a cui tutti siamo destinati. Non esiste circolarità, non esistono ritorni a qualche forma di ordine primigenio, primordiale. Ci si muove, si cambia, si evolve. Evolvono costumi, orientamenti e, sorpresa, la moralità di chi accetta e di chi comprende gli altri vince, in qualche maniera, sempre, su quella di chi vede solo barriere. Chi vede e intravede miriadi di futuri e di opportunità comanda già il presente.
Quindi, chieditelo, di cosa sei a favore, cosa ti rende migliore, più attento, cosa ti entusiasma, cosa ti rende vivo, di fronte al cammino da qui ad un silenzio eterno. La morte, o ti rende coraggioso, o ti rende pauroso. Spesso vile. Chieditelo, mentre ti scapicolli per un centro cittadino, o per autostrade vuote di fine estate. A quale appuntamento stai davvero arrivando in ritardo? A quale incrocio di una tua storia personale e questa storia collettiva di cui tutti partecipiamo stai per mancare?
Chiediti, imponiti, che gli altri, le persone, gli eventi, le circostanze siano da oggi, da ieri, magari, anche, opportunità e non più limiti. L’amore, la passione, quello che vuoi da te, dalle tue risorse di energia, che valga la pena, che sia qualcosa in cui tutto sia possibile, e non qualcosa che ti costringe, a ruoli, a forme di controllo, di osservazione da parte degli altri. In pochi anni, tutto questo sistema di valori che condividiamo cambierà ancora, in maniera inesorabile. E quello che dovrà contare sarà la politica di quello di cui sei a favore, quello che costruisce, che rende dignità e speranza. Quello che è per qualcosa. Solo questa piccola rivoluzione, una forma di poliamore sociale e antropologico, cambierà in meglio il mondo. Non saranno le paure, i profeti di sventura, ma quel senso di dignità ultima che tutti racchiudiamo, nel nocciolo dorato che, forse, possiamo chiamare anima. O, la politica del ‘per’. Un luogo ideale dove anche i coccodrilli potranno essere accarezzati (cit. The One and the Damned).
Soundtrack: Oneothrix Point Never – The Pure and the Damned (feat. Iggy Pop)

Ispirazione

Spiegare il mondo? No.
Ma accorgersi di un passaggio determinante, SI
Parlare di musica attraverso una ispirazione dove si intrecciano politica, economia, guerre ? SI

Chi scrive meglio di me. Davide Astolfi (fb)

Un pensiero serio di fine estate: i seguaci più estremi e coerenti del libero mercato sostengono che qualsiasi azione dell'uomo sia spiegabile con il principio della massimizzazione dell'utilità. Dalla scelta di una tariffa telefonica a quella di un compagno di vita.
Ora, il nostro mondo è diventato grandemente mediato da smartphone e social e dalla loro velocità, tanto che la politica è diventata "psicopolitica" (per dirla col filosofo coreano Han) e il marketing (politico e non) è marketing degli istinti e non dei sentimenti.
Siamo sicuri che il principio di massimizzazione dell'utilità sia ancora un paradigma sensato con cui spiegare il mondo?
Per me non lo era neanche nel mondo analogico e l'ho sempre considerato un'ideologia violenta. Ora, a maggior ragione.

Poi, qui la mia riflessione

Ecco perché oggi chi disegna il futuro deve far convivere ritmo (tempo) con la poesia (spazio) . Mi immagino di spiegare così il concerto di tom yorke l'altra sera😉

https://youtu.be/-o8TmgT_aIg

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