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Qui e allora?

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.

Categoria

Comunicazione

La bivaccofobìa – Jacobin Italia

La bivaccofobìa – Jacobin Italia
— Leggi su jacobinitalia.it/la-bivaccofobia/

Fotografare in silenzio

Paolo di Paolo e il mondo ritrovato
— Leggi su www.rivistastudio.com/paolo-di-paolo-maxxi/amp/

Verità

La verità si dice solo agli sconosciuti .

Ascolta qui e pensa ovunque

domandiamoci

Una provocazione. Inventiamo uno spazio nuovo. Un governo fuoco e non più ombra.

Non seguiamo gli eventi quotidiani la pancia, la pelle, il sangue, facciamoci nuove domande.

Complichiamoci la vita per renderla più degna di essere chiamata vita.

Un esempio ? La famiglia che è poi il welfare State in salsa tutta italiana.

tavolo tecnico, riunito. L’ordine del giorno :

Invece che rendere più facili le separazioni, troviamo i modi rendere più difficili i matrimoni ?

Io invento la campagna pubblicitaria.

 

 

Ho deciso.

Non ci crediamo più.

Resuscitare i morti, quando ?

Ulula con i lupi , addirittura. Non vedo l’ora.

L’immaginazione ha bisogno di vuoto.

Basta, per favore.

Questa è la mia campagna politica ultra progressista.

 

 

 

Marketing terra terra

Basta. Per favore .

La dico così. Se vado al cinema è perché mi interessa un film, non mi interessa andarci perché mi fanno assaggiare l’ennesimo prosecco.

Trovare la distribuzione per una buona idea o un buon film ?

Poi ci mancherebbe, si può fare.

Ma tu. Tu come ti senti ? Sempre stimolato / eccitato / coinvolto ogni minuto in ogni posto e in ogni forma. Tu , sei più felice?

Che muscoli alleni ad essere sempre con le mani nel portafoglio . Come ti senti ?

Marketing obsoleto

Chi ha bisogno di chi ?

Rispolvero oggi un grande interrogativo che mi turba.

Sono in attesa dal medico per un controllo del mio effetto placebo. Anche lui va controllato . Capire cioè se con due parole amichevoli e un controllo della pressione , c’è una reazione.

Bene. Il cane è lì fuori che mi aspetta delicatamente (?) legato ad un cancello. Mi capirà.

Torniamo a noi e al titolo del post

Chi ha bisogno di chi

Oggetto. Il bisogno di lavoro. Se è un bisogno come crearlo e come venderlo.

Viene venduto con le stesse categorie delle scarpe da ginnastica colorate .

Perché ? E’ la domanda.

Ho la mia teoria

C’è ne poco, sopratutto nella scrivania dell’agenzia interinali.

Più c’è marketing meno c’è bisogno.

La tecnologia così è inutile e dannosa. Occhio . Solo una piccola parte di persone / stati , ne stanno godendo con dei $ d’avanti, il resto sono briciole. Sappiatelo. È una specie di inquinamento visivo/compulsivo/mentale.

Farti sentire di “Essere sempre in difetto”.

bisogna saper dire di NO. Così si scopre il significato dei bisogni.

Quelli veri ? Si. Ora occorre scoprirli, con impegno però . Da soli non vengono. Tenete la testa e il cuore libera da schemi / condizionamenti. Come i bambini.

Tra le righe

Articolo molto interessante, soprattutto nel finale.

Due riflessioni :

– l’articolo è studiato per vendere l’iPhone 8 parlandone ironicamente male ?

– articolo colto per farci capire che la felicità non passa dal continuo desiderare / comprare / rincoglionire 😬

La foto è una sintesi del cortocircuito emotivo al quale siamo sottoposti .

Eccolo

Come probabilmente non avete potuto fare a meno di apprendere qualche settimana fa, il nuovo iPhone 8 vanta una “agevolericarica wireless”, il che significa che invece di infilare il cavetto nel telefono e inserire la spina nella presa, basta semplicemente appoggiare il telefono sul caricatore. Che poi si collega alla presa. Se vi riesce difficile immaginare che genere di persona trovi insopportabilmente scomodo il fatto di dover infilare un cavetto nel telefono, soprattutto visto che deve comunque lasciarlo dov’è mentre si carica, allora siamo in due.

Ma sono sicuro che il caricabatteria wireless attecchirà lo stesso, perché Apple ha capito una cosa fondamentale sulla psicologia della comodità: metà delle volte, non ha niente a che vedere con l’eliminazione di compiti noiosi o faticosi.

Serve solo alle aziende per introdurre nuovi prodotti “dei quali non sapevamo di aver bisogno” – un modo fantasioso per dire che non ne avevamo bisogno – ben sapendo che quando tante altre persone li avranno, li vorremo anche noi, e una volta che li avremo avuti, non vorremo perderli. “Immagino che sia una di quelle cose delle quali non ti importa niente finché non cominci a usarle”, ha scritto un possessore di caricabatteria senza fili per cercare di spiegarne il fascino. Il che è vero anche per l’eroina, ma per il momento lasciamo perdere.

Comodità indotta

La principale responsabile di questo è probabilmente la cosiddetta avversione per la perdita, il fenomeno per cui l’idea di perdere dieci euro ci sconvolge più di quanto non ci ecciti la prospettiva di guadagnarne dieci. Forse per ragioni evolutive, siamo molto più motivati a tenerci stretto quello che già possediamo che non a cercare di ottenere quello che ancora non abbiamo. Aggiungete a questo un’innata tendenza alla pigrizia – il nostro istinto a conservare più energia possibile e a evitare qualsiasi sforzo – e capirete subito perché, una volta che ci hanno convinti ad adottare certe finte comodità, è improbabile che vogliamo rinunciarci.

Prima di avere la ricarica wireless, lo sforzo di infilare un cavetto nel telefono ci sembrava irrisorio, ma una volta che ce l’abbiamo, diventa troppo comoda per farne a meno. E perciò anche se, come me, siete il tipo di persone che sognano di tornare indietro da un telefono intelligente a un telefono scemo, vi ritrovate a comprare il nuovo smartphone.

La cosa più difficile è fare buon uso del tempo che già abbiamo

Un’altra strana implicazione della mania della Silicon valley per le “comodità” è che, messe tutte insieme, queste piccole seccature quotidiane – infilare il cavetto nel telefono, dover parlare con un essere umano per ordinare una pizza, inserire una carta di credito in un dispositivo invece che appoggiarcela – costituiscono un serio ostacolo alla possibilità di avere una vita più piena e più felice.

Ma il risparmio di tempo è veramente ridicolo. La cosa più difficile è fare buon uso del tempo che già abbiamo. Perché, anche se il caricatore wireless ci facesse risparmiare un’ora al giorno, invece che tre secondi, quella stessa tendenza alla pigrizia ci farebbe passare l’ora risparmiata a curiosare su Facebook o su Instagram invece che a scrivere un libro, a fare volontariato o qualsiasi altra cosa. E come potremmo curiosare su Facebook? Proprio con quello smartphone che avrebbe dovuto farci risparmiare tempo. Bisogna ammettere che tutto questo è molto comodo. Comodo per la Apple e per tutti gli altri produttori, ma non per noi.

(Traduzione di Bruna Tortorella)< em>Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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Chi ci guadagna ? Fatela sempre questa semplice domanda.

Che poi significa usare la propria testa. Bisogna impegnarsi, scegliere e condividere. Per scegliere devi conoscere ed essere curioso.

Virus mentalità

C’è una pubblicità di Fastweb segnalatami facebook.

La mamma dice: “come faccio a trovare tempo per me? con la connessione sky-fastweb mia figlia chatta tutto il giorno e mio figlio gioca col tablet, così ho tempo di vedermi la mia serie preferita!”. Bella famiglia di merda.

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