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Qui e allora?

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.

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letture

Il treno

guida.viaggiosoloandata.it/transiberiana-fai-da-te

Non c’è niente di meglio oggi fa fare che entrare in questo articolo, poetico, reale e affascinante

La Banalità dell’Innovazione – Salvatore Iaconesi – Medium

https://medium.com/@xdxd_vs_xdxd/la-banalit%C3%A0-dellinnovazione-28f1abf7e92d

Limiti-amo-ci

La tematica è immensa ma conviene a tutti farsi una propria riflessione / teoria

La foto è, spero, illuminante

L’arte parla con un linguaggio antico (mosaico, Ravenna, Dante) dell’oggi. Provocando intelligenze.

Ok. Parliamo si sesso-potere-soldi.

Un humus culturale oggi al centro del dibattito causa gli ultimi eventi.

Interroghiamoci sul perché?

La coscienza come si forma? Quale è il limite? Come denunciarlo e perché?

Credo che ora tocchi a noi. Costruiamoci un nostro limite, adesso o mai più.

Help! anche leggendo qui.

Grazie a Valigia Blu e Monica.

Nelle ultime settimane ci siamo occupati con diversi articoli del caso Weinstein e del dibattito sulle molestie sessuali che si è aperto in tutto il mondo. Ne abbiamo discusso molto sulla pagina, analizzando diversi aspetti. In questo post vengono riportate alcune delle riflessioni e degli scambi (editati) tra noi e i lettori nati sotto ai post di Valigia Blu: un confronto articolato e per nulla banale che ci sembrava giusto valorizzare.

“Monica: Il mio dubbio è che possa essere difficile cogliere non tanto la singola molestia, ma l’humus culturale in cui cresce e prolifera. (…) Forse il processo è giunto a maturazione, il nesso potere/sesso/soldi viene messo in discussione e quindi diventa possibile parlarne. Sia per chi denuncia, sia per chi deve ragionare attorno a una pentola scoperchiata, in cui il non detto si rovescia fuori. Peraltro le violenze, le molestie, le prevaricazioni non sono facili da metabolizzare, non è facile riconoscersi come vittime. Il vittimismo è pur sempre considerato un pessimo atteggiamento. Ma vittimismo ed esser vittime non sono la stessa cosa, e sapere e raccontare che si è più deboli o lo si è stati non è facile. Perciò è tanto faticoso. Non si tratta indicare vittime e colpevoli, ma di capire la figura di sfondo in cui questo [la molestia sessuale] avviene. E in fondo tutto questo discuterne in tanti è un primo modo per stracciare il sipario. Proprio ieri ho trovato questa frase che trovo esaustiva del concetto che ho provato a esporre: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”, Wittgenstein. Questa serie di episodi sta allargando i confini del mondo conosciuto, stiamo esplorandone alcuni limiti, stiamo chiedendoci se possiamo accettarli, o se vogliamo cambiarli. In fondo pensare che si possa lavorare senza ricatti mi pare una buona direzione prospettica.”

Chi odi?

Scrivere è oggi più sanguinio che fare del rock'n'roll.

Leggere è faticoso e lento.

Ascoltare è il futuro. Ne sono sicuro.

Vi leggo .. Cosimo Pacciani
nonostante-il-sottostante/25976

Chieditelo cosa e chi odi, e perché.
Se siano più le code del mattino per andare al lavoro o il lavoro stesso. Chieditelo cosa sia la molla che ti rende tutto insopportabile, difficile, incompleto. Cosa ti rende insofferente, cosa ti rende sospettoso, dubbioso, iroso. Cosa manca alle giornate, è qualcosa che vedi negli altri, qualcosa che vorresti avere e non hai, attenzioni, carezze, regali, bonus aziendali? Cosa ti manca e cosa non hai, cosa pretendi.
Chiediti cosa odi in quello che hai davanti, nella persona che ti prende il posto in una qualsiasi coda, fila, lista di attesa. Cosa ti turba nei giovani e negli anziani, cosa ti rende ancor più rancoroso.
Pensa, a cosa ti rende difficile accettare le idee degli altri, le posizioni, le ideologie, quali sono le questioni irrisolte prima di tutto dentro a te e che si irradiano, come reti complesse di paure e fremiti, su ogni cosa che senti dire, da altri, da persone che non sono come te, che non la pensano come te, che hanno un modo di comportarsi, addirittura valori, diversi dai tuoi. Chiedi cosa ti rende insofferente, a volte leggermente intollerante. Cosa ti fa arrossire, inquietare, arrabbiare. Cosa ti rende pronto ad usare armi, bastoni, le mani, contro qualcuno. Quale diritto dovrebbe essere colpito, nel contesto di ogni diritto ad essere, vivere, di ogni persona?
Chiedi cosa ti permette di arrogarti il diritto ad esser contro. Sono le giornate di caos e di pensieri unici e totalizzanti? Sono le mezze verita’ presentate come assiomi perfetti, appena prima di esser confutati dalla prossima teoria bislacca che ti troverai a seguire? Sono i dati o e’ la prepotenza con cui vengono usati, a convincerti? Su quali basi appoggi le tue convinzioni di esser sempre nel giusto, a parte il dettaglio che, forse, ti e’ sempre andata parecchio piu’ di culo rispetto a milioni di altri esseri umani come te?
E, se le cose non sono andate come dovevano, cosa ti arroga il diritto di esser contro, contro gli altri, la loro vita, il loro futuro, le loro idee?
Definisciti, lascia che quello a cui sei contrario ti limiti e ti categorizzi. Diventerai, alla fine, quello che sei, odio e incapacità di capire gli altri. O, forse, il futuro. Quello che sei diventerà quello che non capisci e perderai la flessibilità ad adattarti, ogni cosa si tramuterà in un fardello od un motivo ulteriore per serbar rancore. Perderai la fiducia negli altri, che siano le persone che ami, o che un tempo amavi, fino a ogni persona che esercita un controllo o qualche forma di potere, anche di persuasione, nei tuoi confronti.
Lascia che sia il dubbio, che sia il dubbio del tradimento a definirti. E lascia che l’amore o l’affetto non siano più forme libere ed universali di espressione di quello che conta ma solo un altro fottuto obbligo od una maniera per controllare gli altri.
Oppure, lascia che l’ennesima sveglia in un mattino ancora tiepido di agosto o, nei mesi a venire, il risveglio al freddo invernale, siano occasioni per chiederti per cosa fai quello che fai. Che sia quello che ti rende migliore, quello che sei ‘per’, a favore, a strutturare le giornate. Immagina i processi che ti portano dal letto al mezzo di trasporto, fino al lavoro. E scopri la fluidità di quello che accade, la finitezza, la purezza della direzione univoca a cui tutti siamo destinati. Non esiste circolarità, non esistono ritorni a qualche forma di ordine primigenio, primordiale. Ci si muove, si cambia, si evolve. Evolvono costumi, orientamenti e, sorpresa, la moralità di chi accetta e di chi comprende gli altri vince, in qualche maniera, sempre, su quella di chi vede solo barriere. Chi vede e intravede miriadi di futuri e di opportunità comanda già il presente.
Quindi, chieditelo, di cosa sei a favore, cosa ti rende migliore, più attento, cosa ti entusiasma, cosa ti rende vivo, di fronte al cammino da qui ad un silenzio eterno. La morte, o ti rende coraggioso, o ti rende pauroso. Spesso vile. Chieditelo, mentre ti scapicolli per un centro cittadino, o per autostrade vuote di fine estate. A quale appuntamento stai davvero arrivando in ritardo? A quale incrocio di una tua storia personale e questa storia collettiva di cui tutti partecipiamo stai per mancare?
Chiediti, imponiti, che gli altri, le persone, gli eventi, le circostanze siano da oggi, da ieri, magari, anche, opportunità e non più limiti. L’amore, la passione, quello che vuoi da te, dalle tue risorse di energia, che valga la pena, che sia qualcosa in cui tutto sia possibile, e non qualcosa che ti costringe, a ruoli, a forme di controllo, di osservazione da parte degli altri. In pochi anni, tutto questo sistema di valori che condividiamo cambierà ancora, in maniera inesorabile. E quello che dovrà contare sarà la politica di quello di cui sei a favore, quello che costruisce, che rende dignità e speranza. Quello che è per qualcosa. Solo questa piccola rivoluzione, una forma di poliamore sociale e antropologico, cambierà in meglio il mondo. Non saranno le paure, i profeti di sventura, ma quel senso di dignità ultima che tutti racchiudiamo, nel nocciolo dorato che, forse, possiamo chiamare anima. O, la politica del ‘per’. Un luogo ideale dove anche i coccodrilli potranno essere accarezzati (cit. The One and the Damned).
Soundtrack: Oneothrix Point Never – The Pure and the Damned (feat. Iggy Pop)

Rifugiatopoetico

ISTANTI
Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più,
sarei più stolto di quello che sono stato,
in realtà prenderei poche cose sul serio.
Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.
E' chiaro che ho avuto momenti di allegria, ma se tornassi a vivere,
cercherei di avere soltanto momenti buoni.
Perché di questo è fatta la vita, solo di momenti da non perdere.
Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche parte
senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.
Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più tramonti e
giocherei di più con i bambini.
Se avessi un'altra volta la vita davanti…Ma, vedete, ho ottantacinque anni e
non ho un'altra possibilità.
(Jorge Luis Borges)

La vita non vissuta accumula rancore verso di noi. “Jung” 

Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili. Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che è stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.
Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. E’ nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di rispondere, a ogni passo, il nostro cammino.
Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.”

http://www.jungitalia.it

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IN BRODO

Il piatto ideale... è nella ciotola.

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

DestinodiLux

"Una persona che non ha mai fallito è una persona che non ha mai tentato"

PAROLE LIBERE

lasciamo la paura delle parole per cambiare il mondo con i fatti

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