Funzionalità di ricerca

Qui e allora?

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.

Categoria

Riflessioni

Occhi di serpente

È un film che mi sconvolse, e mi rimase dentro . Tra trauma, illuminazione e mistero

Credo sia il mio animale guida .

Oggi leggo e posto qui il mio fratello Jung che mi accompagna da anni , silenziosamente .

⭕ La simbologia del SERPENTE e del DRAGO (da un seminario di Jung, 1925)

«Il serpente è un animale, ma un animale magico. Non esiste quasi nessuno che abbia un rapporto neutro con un serpente.

(…) I cavalli e le scimmie hanno la fobia dei serpenti, come l’uomo. Nei paesi primitivi, si può facilmente capire perché l’uomo ha acquisito questo istinto. I beduini hanno paura degli scorpioni e portano con sé amuleti per proteggersi, soprattutto pietre di certe rovine romane.

Così, ogni volta che appare un serpente, si deve pensare a un sentimento primordiale di paura.

Il colore nero si accompagna a questo sentimento, e anche al carattere sotterraneo del serpente. È nascosto e quindi pericoloso.

Come animale simboleggia qualcosa di inconscio; è il movimento o la tendenza istintiva; mostra la via al tesoro nascosto, o custodisce il tesoro.

Il drago è la forma mitologica del serpente.

Il serpente ha un fascino affascinante, un’attrazione particolare attraverso la paura. Alcune persone sono affascinate da questa paura. Le cose che sono spaventose e pericolose hanno un’attrazione straordinaria.

Questa combinazione di paura e attrazione è mostrata, per esempio, quando un uccello è ipnotizzato da un serpente, perché l’uccello vola giù per combattere il serpente, e poi viene attratto e trattenuto dal serpente.

Il serpente mostra la via verso le cose nascoste ed esprime la libido introversa, che porta l’uomo ad andare oltre il punto di sicurezza, e oltre i limiti della coscienza, come espresso dal profondo cratere.

Il serpente è anche Yin, il potere femminile oscuro.

I cinesi non userebbero il serpente (cioè il drago) come simbolo dello Yin, ma dello Yang. Nella [tradizione] cinese, lo Yin è simboleggiato dalla tigre e lo Yang dal drago.

Il serpente conduce il movimento psicologico apparentemente fuori strada nel regno delle ombre, delle immagini morte e sbagliate, ma anche nella terra, nella concretizzazione. Rende le cose reali, le fa nascere, alla maniera dello Yin.

Nella misura in cui il serpente conduce nelle ombre, ha la funzione dell’ Anima; ti conduce nelle profondità, collega il sopra e il sotto.

(…) Il serpente è anche il simbolo della saggezza, parla la parola saggia delle profondità. È abbastanza ctonio, abbastanza terrestre, come Erda, figlia della terra.

Gli eroi morti si trasformano in serpenti negli inferi. Nella mitologia, quello che era stato l’uccello solare si divora, va nella terra e risale. L’uccello Semenda, come la fenice, brucia per rinnovarsi.

Dalle ceneri esce il serpente, e dal serpente l’uccello di nuovo. Il serpente è il passaggio da chi è nato dal cielo, di nuovo all’uccello.

Il serpente incontra il vaso di Ra. Nel Viaggio Notturno, nella Settima Ora, Ra deve combattere il serpente. Ra è sostenuto dal rituale dei sacerdoti: se uccide il serpente, il sole sorge, se non dovesse riuscire, il sole non sorgerebbe più.

Il serpente è la personificazione della tendenza a scendere in profondità e a consegnarsi al seducente mondo delle ombre.»

(Carl Jung, Seminario del 1925)


📸 in foto: disegno di Jung tratto dal suo Libro Rosso

Oggi finalmente c’è una nuova luce

d’istanti vivremo?

Ironia della sorte si dice in chiave laica per giustificare l’impossibilita di controllare il futuro.

L’ironia, la metafora, la poesia, le barzallette, la musica, la grande matematica, e altre diavolerie, volano da una’altra parte. Si staccano dalla realtà e trovano pace e mistero, cosi necessariamente distanti tra loro tanto da muovere il mondo umano e non solo.

Sono serio :

Ma con la terza dose del vaccino anti covid 19 avremo anche l’immortalità dell’anima ?

Si può essere serissimi anche scherzando.

ICoscienza

Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione.
Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.

Charlie Chaplin

Meno IPhone più Icoscienza

rifugiato poetico

La fisica delle relazioni

OGNI COSA E’ RELAZIONE
di Franco Lorenzoni
Non comprendendo alcuni passaggi chiave della fisica contemporanea e in questo non mi sento troppo diverso da coloro che, all’epoca di Galileo, si incaponivano a sostenere che la Terra fosse al centro dell’Universo.
“Il mondo non è fatto di corpi, di oggetti, ma di processi, di relazioni. Ogni oggetto è un gruppo di fenomeni e a livello microscopico ci sono particelle che esistono solo se sbattono da qualche parte, se entrano in relazione, altrimenti non esistono. Non sono possibili previsioni certe, solo probabilità”. Questo modo di vedere di Werner Heisemberg, raccontato da Carlo Rovelli, non era stato mai pensato prima. Se ci riflettiamo con calma e lo accogliamo pienamente, credo cambi un bel po’ di cose.
La fisica, anche a chi fatica a comprenderla come me, offre una potente metafora di noi stessi e di ciò che viviamo in classe.
Quanti bambini e ragazzi restano invisibili finché non sbattono da qualche parte? Quanti sbattono apposta perché qualcuno si accorga di loro, o sbattono forte con gli altri o con ciò che hanno intorno perché qualcuno avverta la profondità dei conflitti e delle sofferenze che li abitano?
Il punto dov’è più difficile seguire Heisemberg, sta nel fatto che, a livello microscopico, non è che l’oggetto quando non sbatte non si veda e non si senta, è che proprio non c’è. Esiste solo nell’impatto, nell’attrito, nella relazione, altrimenti non esiste. Il mondo non è fatto di oggetti, di corpi e di cose, così come ci appare, ma solo di relazioni. Questo ci dice la fisica contemporanea e questo per me è sconvolgente e incomprensibile.
Bertold Brecht, quando mise in scena il suo Galileo Galilei, trasformò la rivoluzione copernicana in metafora della fine di ogni autorità assoluta, indiscussa e inamovibile. Una rivoluzione scientifica, fortemente osteggiata dall’autorità della Chiesa, annunciava sconvolgenti rivoluzioni sociali a venire.
Mi piacerebbe pensare che le scoperte della meccanica quantistica, insieme alle altre rivoluzioni della fisica contemporanea che minano alla radice il nostro modo di concepire lo spazio e il tempo, ci aiutassero a comprendere che la nostra vita non solo è tessuta e arricchita dalle relazioni che intrecciamo, ma è relazione, è solo relazione nella sua essenza.
Non so bene come, ma sento che se ne avessimo piena percezione e cognizione, capiremmo meglio perché il dialogo, che vive solo nel momento dell’incontro ed è luogo di mezzo dove la mia idea si intreccia con la tua e insieme si trasformano, potrebbe essere finalmente riconosciuto come l’architrave capace di reggere ogni costruzione educativa, duemilaquattrocento anni dopo Socrate.
Emilia, nel corso della mia ultima quinta elementare, mentre discutevamo del film sulla vita del liberatore dell’India, ha detto: “Gandhi non dava ragione a uno ma a due”, una sintesi folgorante di cosa sia la nonviolenza, che è insieme un modo di porsi e un modo di pensare che ci aiuta a non restare imprigionati nella fortezza dell’io e nelle tante altre mura e recinzioni che troppi continuano a reclamare a gran voce.

La storia del nostro incontro con Gandhi in quinta elementare l’ho narrata ne “I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento” (Sellerio 2019). E io adesso mi vado a leggere “Helgoland” di Carlo Rovelli, in cui credo riuscirà a spiegare acnhe a me, con la limpidezza di cui è capace, Heinsemberg e le astrusità della fisica quantistica.h

Venire alla luce

Lui lo dice al meglio . A volte conviene ascoltare e lasciarsi andare

Grazie prof

È forse un’analisi un po’ spiazzante, ma solo una lucida consapevolezza (penso) possa condurre ad un realistico cambiamento.

“Il cambiamento imposto dal coronavirus sembra una sofferenza difficile da sopportare, anche se l’umanità ha superato di molto peggio. Succede perché ci troviamo nella condizione in cui tutta la nostra modernità, la tutela tecnologica, la globalizzazione, il mercato, insomma tutto ciò di cui andiamo vantandoci, ciò che in sintesi chiamiamo progresso, si trova improvvisamente a che fare con la semplicità dell’esistenza umana. Siamo di fronte all’inaspettato: pensavamo di controllare tutto e invece non controlliamo nulla nell’istante in cui la biologia esprime leggermente la sua rivolta. Dico leggermente, perché questo è solo uno dei primi eventi biologici che denunceranno, da qui in avanti, gli eccessi della nostra globalizzazione.
Se questo è il quadro, c’è forse un’incapacità di evolverci, come esseri umani? Il Cristianesimo ha diffuso in Occidente un ottimismo che ci ha insegnato a pensare in questi termini: il passato è male, il presente è redenzione e il futuro è salvezza. Questa modalità di considerare il tempo è stata acquisita dalla scienza, che a sua volta dice che il passato è ignoranza, il presente è ricerca e il futuro è progresso. Persino Karl Marx è un grande cristiano quando predica che il passato è ingiustizia sociale, il presente farà esplodere le contraddizioni del capitalismo e il futuro renderà giustizia sulla Terra. E Sigmund Freud, che pure scrive un libro contro la religione, sostiene che i traumi e le nevrosi si compongono nel passato, che il presente sia magico e che il futuro sia guarigione. Non è così. Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia. Speriamo, auguriamoci, auspichiamo: sono tutti verbi della passività. Stiamo fermi e il futuro provvederà: non è così.
Quindi cosa dobbiamo fare? Non c’è niente da fare, c’è da subire. Accettiamo che siamo precari: ce lo siamo dimenticati? Rendiamoci conto che non abbiamo più le parole per nominare la morte perché l’abbiamo dimenticata. Ammettiamo che quando un nostro caro sta male lo affidiamo all’esterno, a una struttura tecnica che si chiama ospedale, e da lì non abbiamo più alcun contatto. Una volta i padri vedevano morire i figli quanto i figli vedevano morire i padri. C’erano le guerre, le carestie, le pestilenze. Esisteva, concreta, una relazione con la fine. Oggi l’abbiamo persa. Quando qualcuno sta male, mancano le parole per confortarlo. Diciamo: vedrai che ce la farai. Che sciocchezza. Che bugia. Perché abbiamo perso il contatto con il dolore, con il negativo della vita. E quindi come facciamo ad avere delle strategie quando il negativo diventa esplosivo?
Mi chiedete: il timore di cambiare è un limite valicabile? Facciamo prima un punto sulla realtà. Sono trent’anni che il Paese non è governato: accorgerci ora che abbiamo cinquemila letti in terapia intensiva quando la Germania ne ha 28 mila, scoprire che le carceri sono in subbuglio e che è possibile scappare sui tetti, ammettere adesso che andavano costruite altre strutture perché i detenuti potessero vivere in condizioni almeno vivibili; è il conto che stiamo pagando per essere stati distratti, per non aver preteso una guida vera. Per non parlare del debito pubblico: un macigno che si farà ancora più pesante per sopperire alle difficoltà economiche di questi mesi. È questo il limite, reale. E se lo troveranno davanti soprattutto i giovani, che al momento sembrano non morire con la stessa velocità e intensità dei vecchi: poi toccherà a loro, se non si ammalano, continuare a esistere in questo mondo.
È un momento di sospensione, specie dalla frenesia quotidiana. Mi dicono: per molti è un valore positivo, per altri un monito del fato. Io penso che la sospensione ci trovi soprattutto impreparati: ci lamentiamo tutti i giorni di dover uscire per andare a lavorare, ma se dobbiamo fermarci non sappiamo più cosa fare. Non sappiamo più chi siamo. Avevamo affidato la nostra identità al ruolo lavorativo. La sospensione dalla funzionalità ci costringe con noi stessi: degli sconosciuti, se non abbiamo mai fatto una riflessione sulla vita, sul senso di cosa andiamo cercando. Siccome non lo facciamo, poi ci troviamo nel vuoto, nello spaesamento. E allora chiediamoci: il paesaggio era il lavoro? L’identità era la funzione? Fuori da quello scenario non sappiamo più chi siamo? Questo è un altro problema. Non basta distrarsi nella vita, bisogna anche interiorizzare e guardare se stessi. Finora siamo scappati lontano, come se noi fossimo il nostro peggior nemico. I nostri week end non erano l’occasione per volgere lo sguardo a noi, ai nostri figli. Erano fughe in autostrada. Perché conosciamo due modalità dell’esistenza: lavorare e distrarci. Fuori dal quel cerchio, è il nulla.
Un quarto della popolazione italiana è estremamente fragile: il virus lo ha dimostrato. C’è chi si sorprende del relativismo della società rispetto ai più deboli. Ma è inevitabile. So bene che se mi dovessi ammalare io passerei in secondo piano, perché sono da salvare prima i giovani. Il problema è perché siamo arrivati a dover affrontare questo tipo di scelta, perché non abbiamo provveduto a creare le condizioni, e le strutture, per fronteggiare il dilemma. Moriremo per inefficienza. Se un virus si propaga con un numero di vittime paragonabile ai morti in guerra è chiaro che andrà tracciata − netta − la linea tra chi deve vivere e chi morire.
Ora: l’egoismo non sta diventando adesso un valore primario. È già il valore primario nella nostra cultura. La solidarietà è andata a picco in questi anni. Individualismo, narcisismo, egoismo: sono tutte figure di solitudine. La socializzazione si è ridotta alla propria parvenza digitale. E se anche l’istruzione, superata questa fase sperimentale, costretta dai tempi, dovesse poi venire diffusa via internet? I ragazzi hanno bisogno di imparare ma anche di guardarsi in faccia, di ridere, di capire attraverso lo sguardo se l’altro dice la verità o sta mentendo. Hanno bisogno di esperienze fisiche. Nell’isolamento e nelle avversità, gli esseri umani hanno bisogno di sentire di non essere soli a lottare. I cinesi di Wuhan se lo gridavano dalle finestre. Quindi se la rete digitale ha reso possibile la connessione là dove non c’è possibilità di incontro, mi viene da pensare: bene, ottimo, ha dimostrato la sua utilità. Ma per come ha funzionato fino a ora, Internet ha anche isolato i nostri corpi. Un conto è dirsi le cose in rete, un conto è dirsele di persona. Il problema, da qui in poi, è di continuare ad avere una relazione sociale secondo natura, in cui un uomo incontra un uomo, e non l’immagine di un uomo in uno schermo.
Quando potrà risollevarsi l’animo umano? E come? Il degrado è stato significativo. Secondo me l’animo umano era più all’altezza di queste situazioni all’epoca dei nostri nonni, quando la fatica e la penuria e la povertà erano le condizioni della solidarietà. Nelle società opulente abbiamo sviluppato invece l’egoismo, perché ci era consentito, non avendo più bisogno del nostro prossimo. Che l’umanità occidentale sia a perdere mi sembra evidente: siamo costretti in casa con le nostre scorte alimentari e il nostro letto caldo, l’unica pena che ci è inflitta è non poter uscire. Siamo il popolo più debole della Terra, il più assistito dalla tecnologia: se manca la luce per dodici ore andiamo nel panico. Mi spingo oltre: il razzismo di noi italiani, al di là di come viene indotto, ha una ragione radicata nell’inconscio. Abbiamo paura degli africani perché capiamo che quei signori capaci di attraversare i deserti, sopravvivere alle carceri e attraversare il mare sono biologicamente superiori a noi. Bios vuole dire vita. Ed è la biologia, accettiamolo, che vincerà.”

Umberto Galimberti

L’incoronazione | Charles Eisenstein

Poi qui c’è tutto quello che ci deve essere

L’incoronazione | Charles Eisenstein
— Leggi su charleseisenstein.org/essays/lincoronazione/

ora più che mai.

Parlare dell’oggi è necessario come necessario è soddisfare i bisogni primari. Rientra anche, mi dico, nelle competenze dell’homo domesticus ( è un brand protetto, attento. ) oggi tanto di tendenza

Nei bisogni primari ci sono il cibo e il bisogno di protezione ( Maslow ) diciamo rimossi nell’occidente sbadato e non aggiungo altro.

La narrazione, dice Baricco, è lo strumento degli strumenti. Apre a dubbi e soddisfa curiosità. Anche una storia d’amore è più narrazione che accadimenti. pensateci.

Bene io qui incontro un filosofo, un medico, un carabiniere , Jung , uno scrittore , una canzone.

Ho ascoltato molto, letto tanto, dormito quanto basta, mi sono nutrito con il conta gocce omeopatico della spesa intelligente, sognato vacanze mirabolanti a porto Corsini come gli ultimi 10 anni della mia vita terrena poi mi sono rifugiato poeticamente nei fossi della mia campagna attorno al paesello per giustificare gli e-motivi inconsci ribelli. 

Questo è quello che ho anche scritto nella auto dichiarazione obbligatoria per giustificare la propria esistenza, fuori del mantra #iorestoacasa #andratuttobene #che figoilmiodivano, i balconi ,  yea yea.

Poi le cose succedono e gli inconsci ribelli diventano consci e tra sogno e realtà, l’immaginario prende una direzione nuova.  L’incontro con la giustizia e le forze dell’ordine.

 

Prima o poi la giustizia entra a far parte nel gioco della rinascita, penso tra me e me. Il dialogo è circa questo.

io. Hai visto il papa ? lui cammina solo, fa pellegrinaggio! fa bene il suo lavoro, non credi ? io faccio il mio. Sono distanziato fisicamente ma non ancora socialmente. può bastare ? Pensi che anche dio ha creato il Mondo nascondendosi, quando si nasce si dice venire alla luce proprio perchè si proviene dal buio ? .. e cosi via. Gli racconto il mio isolamento.

Lei chi è ? Alberto un antropologo di un epoca di passaggio , rispondo. Penso tra me e me che ognuno è quello che si sente. oggi più che mai.

NO. pausa epica..poi.  “Io faccio le multe non le leggi”.

Mi sembrava Giulio Cesare o Hitler. Torno a casa, nel mio ruolo sociale sospeso, senza multa per una pigrizia latina mischiata ad una passeggera simpatia molto apprezzata.

Sarà dura, oggi.  Sorrido, anche, e torno a casa. Un lungo viaggio.

L’immagine dello scontro con la giustizia non mi molla. Devo spegnermi un attimo con una sigaretta. Non vorrei che vincesse su questa.

 

Domestico centra con addomesticare ?  Il piccolo principe voleva addomesticare la volpe ? Le forze dell’ordine oggi? Ho infranto la legge, sono un untore ? 536€ di multa ? panini e mortadella per il prossimo mese?  quante domande in questi tempi vuoti e pienissimi allo stesso tempo.

La sera prende forma e con lei la voglia di coccole che diventano pensieri. Le domande rimangono però, anzi con il buio si intensificano.

Il virus e la comunicazione virale con le sue nuove velocità emotive che spostano equilibri e indirizzano rotte e mi ritrovo qui.

“La verità è esclusivamente universale e la realtà è esclusivamente particolare e tuttavia sono inseparabili, anzi fanno una cosa sola. (S.Weil)” 

Ecco, nella parola della poesia, trovo il senso oltre ai numeri e le leggi.

La paura della PANdemia e il mito di PAN abitato nell’inconscio collettivo che vorrei diventasse patrimonio dell’umanità assieme alle Piramidi. Il mito che racconta della forza contro natura , il panico, la morte , l’incesto ecc. lo sento vicino sia nella realtà, nell’immaginario e perfino tra un poc corn e la liquirizia ieri sera nelle infinite serie tv  ( black spot ) che sostituiscono le preghiere prima di addormentarci.

Leggendo Jung per diletto, per difesa e per necessita a volte anche mi ci innamoro per vie traverse, devo dire che prevedeva già una perdita del valore del apparato simbolico di questa epoca “contro natura” e usa e getta dipendente.

Tante cose sappiamo in questa epoca di viralità diffusa e di solitudini complesse che mi piacerebbe costruirmi un baricentro di un nuovo procedere. Permettermi di cercare nuove metafore di trasformazioni ecco cosa cerco. ora più che mai !

Raffaele K Salinari oggi alla radio del lupo e contadino con una saggezza scapigliata mi ha regalato tanti spunti e questa voglia di ritrovarmi qui.

Tra inconscio collettivo materia della psiche e delle coscienze inquiete, viralità e immobilismi,  bioetecnologie e ricette della nonna , statistica e matematiche elementari , protestantesimo e cristianesimo zen, hippy e trader finanziari, liberismo e decrescita , la Germania e la Korea del sud, i vivi e i morti,  l’efficienza e la fortuna, il sistema immunitario e gli immuno depressi, mi piacerebbe mettere insieme un modello altro, alto che comprenda tutto.  utopie e etorotopie*

Leggerò Focoult e la sua visione legata al concetto filosofico del termine da lui inventato di Eterotopia*  ecco cosa dice, per non lasciarvi soli..

«Case chiuse e colonie sono due tipi estremi di eterotopia e se si pensa, dopotutto, che la nave è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo, che vive per se stesso, che si autodelinea e che è abbandonato, nello stesso tempo, all’infinità del mare e che, di porto in porto, di costa in costa, da una casa chiusa all’altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, comprendete il motivo per cui la nave è stata per la nostra civiltà non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche il più grande serbatoio d’immaginazione. La nave è l’eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l’avventura, e la polizia i corsari.»

torno fuori, ora non c’è proprio nessuno. forse solo la luna.

 

 

 

Cinque punti per trovare un senso

Una tragedia globale come questa può insegnare qualcosa a tutti noi, diventando l’inizio di un cambiamento radicale. Leggi
— Leggi su www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2020/04/13/amp/cinque-punti-senso

paura e ignoranza, ancora li.

posso ?

un moto d’animo.

Cambiamo le parole, per favore. distanziamento fisico non sociale. Fa meno paura è più concreto.

Parliamo di pericolo interno ( casa voglio casa …. io sto a casa .. come un robot .. io ..sto .a casa )  e pericolo esterno. Mi è subito venuto in mente come le donne diventano colpevoli dei propri corpi e come la mancanza di fiducia umana inventi segregazioni “interne” simili al io sto a casa robotico.

La salvezza del corpo in cambio dell’anima – per tanti che come gli zombie di Romero (altra epidemia, altra allegoria) quell’anima non l’hanno in fondo mai avuta – è un baratto ragionevole.  ( CIT.)

Mi piacciono molto i silenzi complessi. Spesso prendono forma in movenze, nelle arti, nel saper fare, della giusta misura, delle dinamiche della coscienza individuale, nei sogni, negli inciampi della vita.

Ma i silenzi sono in risposta al rumore. Oggi in tempi di pandemia forse il rumore è un pò più forte del solito. Paura e ignoranza in cerca d’anima sono le note che accordano quel rumore.

torno ai silenzi.  Diamoci forma !  amici.

ricordiamoci che essere trattati da bambini (non faccio esempi per ovvi motivi di sovraesposizione) non aiuta se non nel ritornare nella culla metaforica dell’infantilismo diffuso cosi attraente e pericoloso allo stesso modo. Molti la chiamano pancia, chi tette, i bravi parlano di polarizzare tra chi si e chi no. chiedete ai molti cosa intendono. io una idea me la sono fatta.

Non è facile. certo. non l’ho pensato. Il dubbio ha una sua responsabilità, tensione, reciprocità.

io vengo giù (esco dalla pancia)  e tu vieni su ( torni bambino ) li in mezzo c’è quello che non sapevi di sapere. Non abdichiamo alla morale paternalista. Gli zombi sono sempre esistiti e stanno tornando.

La minaccia del virus, da problema concreto da affrontare con gli strumenti della ragione ( con umiltà ma anche consapevolezza, siamo nel 2020 la tecnica e la scienza ha fatto passi avanti in questo senso o no? )  è stata trasformata nella espressione delle colpe morali di una parte dei cittadini e ha legittimato molti altri nella presunta affermazione della propria superiorità morale. Atteggiamento paternalistico e moralistico in tutto e per tutti simile alla genuflessione superstiziosa di molte religioni. Non si salveranno dal virus i più accorti che faranno uso della propria intelligenza, ma i più giusti che sapranno sacrificarsi e, insieme agli altri giusti come lor pari (o appena meno), meritarsi un posto sull’arca galleggiante. O questo la gente crede.

 

Poi per fortuna che c’è chi lo dice senza dirlo.

https://music.youtube.com/watch?v=ElvLZMsYXlo&list=RDAMVMjWFb5z3kUSQ

 

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