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Qui e allora?

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei. Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.

Illuminami

La mano e l’industria.
Il tempo e l’affanno.
L’estetica e l’economia

Due muri di mattoni, si assomigliano, fanno lo stesso lavoro, ma solo uno di loro sa parlare.

Aggiungo, io, un esercizio sul vuoto e la sua infinita possibilità .

Se il tempo avesse una forma, avrebbe la forma del coperchio

Schiavi

“Ogni romano era circondato da schiavi. Lo schiavo e la sua psicologia dilagarono in tutta l’Italia antica. E ogni romano divenne interiormente, inconsapevolmente uno schiavo. A forza di vivere in un mondo di schiavi, fu infettato attraverso l’inconscio dalla loro psicologia. Nessuno può difendersi da un’influenza del genere”
C.G.Jung

Ecco, in questa frase c’è tanto, forse tutto.

Fessure

Dalle fessure passa la luce .

La fessura come taglio. Taglio come soglia.

Qui Claudia Fabris mi travolge con un’altra visione.

“E’ la sostanza del femminile fidarsi, quell’avere una fessura nel corpo, dove l’io si affaccia al mondo attraverso i sensi, e non c’entra con l’essere uomini o donne. La natura della materia è sempre femmina, mater-matrice, come la parola dice, e il nostro corpo è femmina, esattamente come la Terra madre che ci ospita, e da secoli ne abusiamo, usandolo e sfruttandolo e questo ci ferisce mortalmente, uomini e donne senza distinzione. Il femminile non lo sappiamo ancora, nè le donne, nè gli uomini, nè i trans, i bix, trix o quel che si vuole, perchè c’entra poco con come usi il corpo per fare sesso, c’entra con il saper fare spazio, fare vuoto e nessuno vuole essere meno, togliere parti di sè, tutti ci tengono tanto a farsi avvistare, a manifestarsi per essere sicuri di esistere almeno nello sguardo dell’altro. Le donne si sono nutrite della stessa cultura degli uomini, siamo nella stessa barca, e pensano spesso che per essere grandi donne, devono dimostrare di poter essere grandi uomini, ma la femmina, pensate alle prese elettriche, non la vuole fare nessuno. Nessuno vuole essere lo spazio vuoto e il silenzio.
Eppure è la femmina che è collegata alla sorgente dell’energia, è quella capacità di creare lo spazio vuoto che chiama l’energia a riempirlo, come accade per il respiro. Noi respiriamo perchè un muscolo si abbassa e crea uno spazio vuoto e quello spazio vuoto si riempie di aria nuova che ci nutre, lo stesso accade nello spirito e se non ci svuotiamo mai, se non vogliamo fare la femmina, perchè il vuoto non si vede, non arriverà mai il principe azzurro, il principio azzurro, celeste, che ci nutre perchè a dirla tutta significa che non ci fidiamo, che non amiamo e se non lo amiamo perchè mai dovrebbe venire?
Impariamo tutti a fare la femmina dunque, ad essere quello spazio vuoto, quella phi che si apparecchia, si allarga per accogliere ciò che deve nascere di nuovo.”

Odio

Fermarsi attorno alle poesie è un gesto importante . Loro sono lì per questo .

Farti perdere, tenendoti li, in bilico sempre tra il cielo e la terra .

E come la musica che può catturarti all’inizio , pensa ai riff , o alla fine per non mollarti . Queste le mie preferite .

Qui un esempio perfetto

L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via.
Patria o no –
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
giunta prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
– lui solo.

Wislawa Szymborska, da “La fine e l’inizio” (1993)

Entropia

Quella non scritta è pensata. Quella agita e misteriosa

Lei no lo sa, me è per me è sempre centrata

La seconda legge della termodinamica proprio non ci entra in testa. Abbiamo interiorizzato solo alla prima, con l’energia che si conserva, si trasforma, cambia forma, ma con bilancio sempre in pareggio… e ci stupiamo ogni volta che ci ritroviamo stanchi e affaticati. Dimentichiamo che l’entropia cresce sempre, ed è l’entropia che misura la fatica, e il caos.

Tamara Fagnocchi grazie

Ognuno ha i suoi miti . Per me da sempre lui

“I accept chaos. I am not sure whether it accepts me.”
(Bob Dylan)

siamo chi incontriamo

la foto è una provocazione. LA relazione ha bisogno di spazi. interiori ma non solo. Non si riempe se si è già troppo “occupati”.

SIAMO IL FRUTTO DELLA RELAZIONE

«La costruzione dell’io di ognuno non è opera esclusivamente propria, ma è il risultato delle relazioni avute nel passato: un certo tipo di padre e di madre, l’essere cresciuto in un ambiente e non in un altro, l’avere avuto quel vicino, quella compagna di banco, quell’amico, quel prete, quell’insegnante di musica, quella professoressa di matematica… E continua a essere il risultato delle relazioni coltivate nel presente con questi amici e non con altri, con questa città o con questa montagna, con questi libri, con questa musica, con questo compagno o compagna di vita. Il nostro io è il risultato delle relazioni avute nel passato e di quelle coltivate nel presente. Ognuno di noi, anche adesso, è il risultato delle sue relazioni. Siamo fame e sete di relazioni, ma prima ancora siamo conseguenza delle relazioni. Lo saremo fino alla fine dei nostri giorni, e beato, mi permetto di osservare, chi di noi in quel momento potrà chiudere gli occhi circondato dall’amore dei suoi cari.

vito mancuso. lo scrive proprio bene

Fine Ghadi Biya Khouya (Où M’emmènes-Tu Mon Frère ?) – Nass El Ghiwane

L’ho trovato con Shazam, senti un po’…
play.png
Fine Ghadi Biya Khouya (Où M’emmènes-Tu Mon Frère ?)
Nass El Ghiwane
Shazam
Scopri, esplora e condividi la musica che ti piace
Scarica Shazam

iPhone Alberto

Fanciullezza ideale

Il mio libro preferito . Qui una sintesi utile per incuriosire

🔷 Gli aspetti negativi del “vecchio” o del SENEX: cosa accade quando è scisso e lontano dall’archetipo PUER

🖋️ “È il Senex, a priori, il principio archetipico della freddezza, della durezza e dell’esilio dalla vita. Come principio di coagulazione e dell’ordine geometrico, il Senex prosciuga e ordina, «costruisce città» e «conia monete» , rende le cose solide e geometriche e lucrose. […]

È il Senex come principio di certezza che allontana l’Io dal principio di incertezza, dai dubbi e dalle confusioni e dalla provvisorietà dell’alba e del crepuscolo. […]

Il Senex è presente dall’inizio come una radice archetipica della formazione dell’Io. Esso rende possibile il consolidarsi dell’Io, conferendogli la sua giurisdizione come identità entro confini prefissati…

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Lo sviluppo dell’Io è un fenomeno dello spirito senex che opera all’interno dell’Io per dare ordine e per indurire. […]

Poiché il Senex negativo non è un difetto dell’Io, non può essere corretto dall’Io. Il problema del Senex negativo non è soltanto questione di atteggiamento morale (come se l’Io dovesse comportarsi meglio, essere più modesto, più umile o più «conscio»).

Né è questione di idee sorpassate (come se l’Io dovesse tenersi al passo con i tempi), o di vitalità biologica (Come se l’Io dovesse mantenersi attivo e in forma) e neppure di femminile assente.

Questi problemi dell’Io sono conseguenze, non cause; riflettono un disturbo preesistente dello sfondo archetipico dell’Io. E questo sfondo è il Senex-et-Puer, cioè, sinteticamente, il suo ordine, da un lato, e la sua dynamis, dall’altro. Insieme, essi conferiscono all’Io la sua Gestaltungskraft, la sua forza creativa, come è stata definita, ovvero la sua intenzionalità, o pienezza di senso dello spirito. […]

Dobbiamo inoltre concludere che il Senex negativo è il Senex scisso dal suo stesso aspetto Puer. Ha perduto il suo «bambino». […]

Senza l’entusiasmo e l’eros del figlio, l’autorità perde il suo idealismo, […] perchè il significato non può reggersi soltanto sulla struttura e sull’ordine.

Così lo spirito è unilaterale e l’unilateralità è paralizzante. L’essere è statico, pleroma incapace di divenire. […] L’isolamento creativo [diviene] soltanto solitudine paranoide.

Separato dal proprio Figlio e Folle, il complesso non ha più nulla da dirci. Follia e immaturità sono proiettate sugli altri.

Senza follia non ha saggezza, solo conoscenza – seriosa, deprimente conoscenza ammassata in caveau accademici o usata come potere.
Il femminile o sarà tenuto prigioniero in segreto, oppure sarà Madonna Melanconica, una consorte lunatica, un’atmosfera che emana dal complesso moribondo conferendogli il fetore di Saturno.

Oppure, per risvegliare l’aspetto puer si avrà un innamoramento imposto dal complesso. […]

Ma benché il Senex sia presente nel bambino, lo spirito senex si manifesta nella maniera più evidente quando, passato il fiore degli anni, una funzione, un atteggiamento, un complesso della psiche incominciano a coagularsi.

È il Saturno all’interno del complesso che rende il complesso così difficile da smantellare, così denso e lento e deprimente da impazzire: la pazzia del saturnismo; quella sensazione di eterna indistruttibilità del complesso.
È il Senex che lo taglia fuori dalla vita e dal femminile, inibendolo e introvertendolo in uno stato di isolamento.

[…] Questo cruciale problema psicologico nasce da una scissione fondamentale tra Senex e Puer all’interno del medesimo archetipo.”

📙 James Hillman – tratto da “Puer Aeternus”


Cara catastrofe , uffa

La cara catastrofe.

Le solitudini trasformate in balli interiori. Le lacrime trattenute e le promesse confuse con i desideri.

Le emozioni sono tracce. La musica un linguaggio universale . Come le paure

È una dedica per chi balla ai semafori e dentro le proprie camerette.

Oggi va così .

https://youtu.be/2Dnkc_-7tHo

Un po’ di pensieri rubati

IL SENSO DELLA VITA
“Bisogna accettare la condizione umana, sapere che un certo dubitare non si oppone alla fede; che il senso di contingenza è necessario alla nostra vita; scoprire il senso della vita nella gioia, nella sofferenza, nelle passioni; invece di lamentare la difficoltà di vivere, rimandando a un giorno che non arriva mai il momento di godere profondamente di questa vita, trovarne il senso in ogni istante (R. Panikkar, Vita e parola).

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Блог красоты и здоровья от LiDea

О себе, о женщинах, об особенностях женского организма, об изменениях, связанных с возрастом. О красоте и здоровье, о том, чтобы сохранить их в условиях дефицита времени. О том, как сделать так, чтобы чувствовать себя королевой, чтобы окружающие видели её в вас.

Pianopiano forteforte

Taccuino di una mente affollata.

Mădălina lu' Cafanu

stay calm within the chaos

Disobbedienze: culture digitali e tecnologia

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei. Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.

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