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Qui e allora?

Non esiste un uomo che non abbia bisogno di raccontarsi. Leggermente spaesato.

Yael Deckelbaum / Prayer of the Mothers – Official video – YouTube

Yael Deckelbaum / Prayer of the Mothers – Official video – YouTube
— Leggi su m.youtube.com/watch

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Evoluzioni di coppia

Sto leggendo di tutto sull’argomento ma questo illuminato pensiero mi ha fermato .

Incontrare persone speciali significa questo.

Se mi chiede di spiegare in una parola di cosa mi occupo nel mio lavoro, le dico la famiglia. Se devo farlo in due parole, dico la famiglia infelice. Se poi mi chiede di parlarle della famiglia, le dico: legga tutti i miei libri. So che da voi è in corso un dibattito sul riconoscimento giuridico delle famiglie conviventi: io credo che sia inutile aggrapparsi a una visione idealistica della famiglia. Occorre invece allargare il più possibile il concetto di famiglia, come avviene nella realtà. La chiave è il compromesso. Ai giovani è una parola che non piace, ma se non c’è compromesso non c’è vita. L’opposto del compromesso è il fanatismo e la morte. Fare compromessi non è concedere qualunque cosa ma arrivare a metà strada, andare incontro a chi arriva dall’altra parte. Io sono un esperto in compromessi, sono sposato da 47 anni con la stessa donna.

AMOS OZ

Autodifesa

Ciò che gli altri pensano di te riflette chi sono, non chi sei.

Verità

La verità si dice solo agli sconosciuti .

Ascolta qui e pensa ovunque

Amare

“Si vivesse solo di inizi

di eccitazioni da prima volta

quando tutto ti sorprende e

nulla ti appartiene ancora”

musica e futuri

La musica oggi vuole corpo e sguardi. Poche parole.

Motta felice e ispirato

Proprio cosi.

Volevo riascoltarlo. Sicuramente anche lui aveva voglia di farsi riascoltare. Non diamolo per scontato. Secondo il mio parere le nuove idee ed energie da sempre, ma oggi ancora di più, vengono stimolate da fuori, dall’incontro. Credo che il nuovo mini tour di sia nato proprio da questo atteggiamento, apertura. La musica (quella che vuole risuonare) si anima di questi appetiti di sconosciuto e stasera gli ingredienti ci sono tutti.

Il concerto di Motta è con i  Les filles de IlliGhadad  una emergente e promettente band del Niger, quello vero,  che il nostro ha prima segretamente “rapito”,  per poi riviverlo in questo suo nuovo e desiderato tour.

Il tour del 2018 è stato per lui e la sua amata banda un successo di pubblico e un successo personale. Il secondo album, dopo il primo acclamato da critica e molto ascoltato è come minimo pericoloso, soprattutto in queste epoche dall’innamoramento facile con i suoi confusi , e sono buono, effetti collaterali

Facile o felice, leggevo in un muro scrostato nel mio paesello della Romagna, bassa ma non ancora sprofondata e pensa un pò, quella frase mi accorda con i ricordi del concerto evento l’altra sera al Teatro Degli Antoniani a Bologna organizzato al meglio dal quelli del Locomotiv club sempre di Bologna, che non si possono che ringraziare per la passione che mettono nel loro lavoro.

Torno al tema. Lui sulla felicità ci ha fatto un manifesto oltre ad una canzone e fin qui sembra facile. Parlandone con chi era con me anche senza esserci, si possono essere “anche” felicità facili perchè organiche perchè trainate da qualcosa di molto molto importante e unico per ognuno di noi. Ascoltate le parole postume di Motta (che bella conferma! ) sul suo profilo instagram 

Ci sono parole, ritmi, mondi che sembrano lontani ma sono più vicini di quello che si pensa.  Il concerto aspettava di farmi chiudere questo cerchio, almeno lo speravo.

L’inizio è un sorriso, chi c’era capirà. Les filles de IlliGhadad  sedute, sorridenti, terrene, catapultate li in un teatro e non più nel deserto del Niger parlano con la loro lingua antica, lontana.

Siamo lontani, ora. Escono quasi in silenzio e forse era quello che dovevano creare.

Arriva Motta, rivedo un Nick Cave giovane e con lui e la sua chitarra in solo si ci avvicina con le canzoni a una memoria emotiva sempre pronta ad essere sollecitata.

Siamo ancora lontani ma sempre meno. Il cello al posto del basso fa il suo lavoro. Chiede aperture e appoggi leggeri. E così succede. La voce esce di più anche con le sfumature e imperfezioni. Ognuno, adesso, da quello che ha. Non male.  Inizio a capire del perchè sono li stasera.

Aspettavamo tutti di avvicinarci ad un qualcosa che è lontano ma che sentiamo vicino.

Si complica? Si, le parole adesso fanno fatica e per questo c’è la musica, linguaggio dell’anima per eccellenza.

Tutto il pubblico aspettava questo. Il momento dell’incontro. L’equilibrio tra quello che ha perso e quello che ha scelto ( cit )

Cosi è stato con una canzone una che ha dentro una verità profonda e sottile  e che oggi credo si sia trasformata in una esperienza molto potente,  in primis per lui. Mi ritorna in mente la frase celebre e finale del film In to the wild.

Quale canzone poteva essere? io lo speravo e un pò lo sentivo.  Poche parole, poche note, molto di tutto il resto. E’ un pò come essere felice è anche il titolo. ci siamo capiti?  Basta parole.

Siamo tutti sotto il palco quasi senza accorgersene. leggermente spaesato, almeno io.

Esco stordito dopo un bis defaticante e prendo una birra ? no no, faccio una fila molto silenziosa al distributore automatico che già a scriverlo mi viene male.  Prendo un gatorade come una protesta silenziosa e una coca cola per allontanare il sonno, anche solo per un pò.

facile o felice ?

ps. chi ha il video me lo può girare ?

by : rifugiato poetico

 

 

 

Teatro degli Antoniani a Bologna.

impegnarsi è sexy

Il libri posso essere dei mentori perfetti. I mentori sono e sei tu. che ti ascolti e chiedi segnali sottili. come un bimbo che, già prima di nascere, vuol crescere e cerca la tetta. I saperi senza bisogna di studio ( ecco cosa intendo per sottili )

Secondo voi Mina doveva studiare canto ? No. Credo che sia una fase successiva, di sviluppo.

Hai presente il grillo parlante. se cerchi trovi il mondo sull’argomento.

I libri, torniamo li. Li leggi anche casualmente ma nel caos c’è un ordine sottile*

Sottile come una delle infinite possibilità che ogni giorno accadono. Di più la notte che invece urlano per farsi sentire. Da sempre l’inconscio è portatore sano di piccoli grandi lontani messaggi.

Torno all’oggi. al qui e allora ? scherzo.

Intanto scrivo la mia campagna / impegno per allenare l’inconscio collettivo che oggi sta vomitando robe brutte.

IMPEGNARSI E’ SEXY

Poi visto che sono pop qui la canzone giusta . parlare di pace tra i pacifisti son capace tutti.

Tra entusiasmi e risvegli.  Parole lontane.

 

genio e ‘s’regolatezza

Per quatto giorni la Bologna ha un pensiero fisso. Un pensiero libero e folle che si confonde nel marasma del chi urla più forte ed è quello di rincontrare e farsi sorprendere dal nuovo spettacolo “Trascendi e Sali” di Alessandro Bergonzoni nella ‘sua’ Bologna.

Noto con piacere quasi zen che l’arte di certi artisti vivono di luce propria al di fuori di regole insegnate, condivise, copiate, ed ora in mano a poche grandi aziende che sempre più indirizzano verso il tanto come sinonimo di qualità.

La sua Bologna composta e scapigliata mi aspetta per la prima delle quatto serate in programma del Teatro Duse, in programma da martedì 30 a Domenica 4 Novembre.

Morandi Gianni, si lui, dietro di me, barbe bianche e cappelli, attorno. La media dell’età dei presenti è una indagine ISTAT del paese Italia, in un colpo d’occhio. L’istituto Piepoli non lavorerebbe più e la Casaleggio S.P.A. tornerebbe ad inventare software. Non aggiungo altro, anche se vorrei. Devo andare a lavorare. Sono più in sintonia con chi leggerà, sempre di fretta.

Bergonzoni è un mito. Semplicemente un uomo complesso che non può non raccontare tutto quello che ha dentro. La lingua italiana, complessa e antica, diventa il terreno della sfida, assieme al teatro e le sue alchemie. Un rapper in un pianeta che non esiste, se devo dire la mia.

Sembra sempre che possa perdere l’equilibrio in bilico tra la follia e la genialata. Disarmante e illuminante.

Lo definisco un antropologo in una epoca in movimento. Impossibile e affascinante allo stesso tempo. Fellini, secondo me un altro antropologo, ha raccontato un periodo e un luogo come decantando un buon calice di vino tra lentezza e profondità poetica. Bergonzoni no. Non ha quel materiale su cui riflettere. Si muove tutto sempre veloce e la narrazione diventa un opera di funambolismo ad occhi aperti su corde invisibili.  Un atto puramente creativo, potente. Il pubblico lo sa e lo adora.

C’è un però. E’ richiesto un pò di coraggio. Mi è capitato anche a me che lo seguo da anni, di accorgermi che la rete di codici e regole mentali, linguistiche, del prima e del dopo, se non allenate e stimolate a dovere diventano gabbie, affaticano, irrigidiscono.

Il salutismo spinto di questa epoca si è dimenticato di consigliare uno spettacolo di Bergonzoni all’anno, in buona compagnia, poca televisione, buone letture e soprattutto di praticare l’arte del gioco.

Morandi applaude, intanto. fa piacere, lui sembra in salute.  Io prendo appunti che poi non leggo. Giornalisti veri di fianco a me, scrivono con facilità che per un attimo ho il desiderio di copiare spudoratamente.

Tu cerchi di capire e lui intanto fa un cerchio con la mano, sguaiando tu…  ceeerchi si sapere!

E tutto cosi. un ritmo impressionante. una apnea. Torni a casa  stasera massimo al mezzanotte, dice Bergonzoni. Pausa, occhi vibranti sulla folla. Questo Massimo ma… chi è ?

Saluti e ringrazi. Taxi per pochi, i portici accoglienti per gli altri.

Poi le cose succedono. cammino.

Gli ultimi saranno i primi.  Lui gioca, con un cruciverba, per salvare il cervello e la memoria. Ritrovo, parole e angolazioni.  Un segnale? Più salute per tutti. Quella vera però.

rifugiato poetico

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