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Qui e allora? cadere dalle nuvole non è poi cosi male

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei. Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.

Categoria

Comunicazione

Tra le righe

Articolo molto interessante, soprattutto nel finale.

Due riflessioni :

– l’articolo è studiato per vendere l’iPhone 8 parlandone ironicamente male ?

– articolo colto per farci capire che la felicità non passa dal continuo desiderare / comprare / rincoglionire 😬

La foto è una sintesi del cortocircuito emotivo al quale siamo sottoposti .

Eccolo

Come probabilmente non avete potuto fare a meno di apprendere qualche settimana fa, il nuovo iPhone 8 vanta una “agevolericarica wireless”, il che significa che invece di infilare il cavetto nel telefono e inserire la spina nella presa, basta semplicemente appoggiare il telefono sul caricatore. Che poi si collega alla presa. Se vi riesce difficile immaginare che genere di persona trovi insopportabilmente scomodo il fatto di dover infilare un cavetto nel telefono, soprattutto visto che deve comunque lasciarlo dov’è mentre si carica, allora siamo in due.

Ma sono sicuro che il caricabatteria wireless attecchirà lo stesso, perché Apple ha capito una cosa fondamentale sulla psicologia della comodità: metà delle volte, non ha niente a che vedere con l’eliminazione di compiti noiosi o faticosi.

Serve solo alle aziende per introdurre nuovi prodotti “dei quali non sapevamo di aver bisogno” – un modo fantasioso per dire che non ne avevamo bisogno – ben sapendo che quando tante altre persone li avranno, li vorremo anche noi, e una volta che li avremo avuti, non vorremo perderli. “Immagino che sia una di quelle cose delle quali non ti importa niente finché non cominci a usarle”, ha scritto un possessore di caricabatteria senza fili per cercare di spiegarne il fascino. Il che è vero anche per l’eroina, ma per il momento lasciamo perdere.

Comodità indotta

La principale responsabile di questo è probabilmente la cosiddetta avversione per la perdita, il fenomeno per cui l’idea di perdere dieci euro ci sconvolge più di quanto non ci ecciti la prospettiva di guadagnarne dieci. Forse per ragioni evolutive, siamo molto più motivati a tenerci stretto quello che già possediamo che non a cercare di ottenere quello che ancora non abbiamo. Aggiungete a questo un’innata tendenza alla pigrizia – il nostro istinto a conservare più energia possibile e a evitare qualsiasi sforzo – e capirete subito perché, una volta che ci hanno convinti ad adottare certe finte comodità, è improbabile che vogliamo rinunciarci.

Prima di avere la ricarica wireless, lo sforzo di infilare un cavetto nel telefono ci sembrava irrisorio, ma una volta che ce l’abbiamo, diventa troppo comoda per farne a meno. E perciò anche se, come me, siete il tipo di persone che sognano di tornare indietro da un telefono intelligente a un telefono scemo, vi ritrovate a comprare il nuovo smartphone.

La cosa più difficile è fare buon uso del tempo che già abbiamo

Un’altra strana implicazione della mania della Silicon valley per le “comodità” è che, messe tutte insieme, queste piccole seccature quotidiane – infilare il cavetto nel telefono, dover parlare con un essere umano per ordinare una pizza, inserire una carta di credito in un dispositivo invece che appoggiarcela – costituiscono un serio ostacolo alla possibilità di avere una vita più piena e più felice.

Ma il risparmio di tempo è veramente ridicolo. La cosa più difficile è fare buon uso del tempo che già abbiamo. Perché, anche se il caricatore wireless ci facesse risparmiare un’ora al giorno, invece che tre secondi, quella stessa tendenza alla pigrizia ci farebbe passare l’ora risparmiata a curiosare su Facebook o su Instagram invece che a scrivere un libro, a fare volontariato o qualsiasi altra cosa. E come potremmo curiosare su Facebook? Proprio con quello smartphone che avrebbe dovuto farci risparmiare tempo. Bisogna ammettere che tutto questo è molto comodo. Comodo per la Apple e per tutti gli altri produttori, ma non per noi.

(Traduzione di Bruna Tortorella)< em>Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

Virus mentali e comunicazione

Chi ci guadagna ? Fatela sempre questa semplice domanda.

Che poi significa usare la propria testa. Bisogna impegnarsi, scegliere e condividere. Per scegliere devi conoscere ed essere curioso.

Virus mentalità

C’è una pubblicità di Fastweb segnalatami facebook.

La mamma dice: “come faccio a trovare tempo per me? con la connessione sky-fastweb mia figlia chatta tutto il giorno e mio figlio gioca col tablet, così ho tempo di vedermi la mia serie preferita!”. Bella famiglia di merda.

Basta poco

La dico cosi.

“Voi siete convinti di suonare uno strumento, mentre invece si suona insieme a uno strumento. E così è con i figli: non si cresce un bambino, si cresce con un bambino.”

Creativi per forza? 

Basta. Non sono un bersaglio.

Non ho nessun bisogno da colmare con le vostre politiche di marketing. Non esiste creazione, se sempre “agitati” da continui bisogni, inventati. Lasciatemi stare. Please.

Le tette e il gommista facevano meno male..secondo me.

È una continua distrazione e… toglie energia. Quella buona va sostenuta, lasciandola libera.

Limitatevi con organizzazione. cosi.

 

Non so dove vado, ma so con chi vado.Non so dove sono, ma so che sono in me.

Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.

Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.

Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.

Non so che cosa sia l’amore, ma so che godo della tua presenza.

Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.

Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.

Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.

Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.

Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.

Non so dove vado, ma so con chi vado.

Non so dove sono, ma so che sono in me.

Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.

Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.

Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.

Non so che cosa sia l’amore, ma so che godo della tua presenza.

Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.

Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.

Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.

Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.

Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.

Gratis. Perché?

Il significato delle parole ha, come i prodotti, una scadenza. 

La parola in questione è GRATIS. 

Qui il segreto. 

Come si dice: se non paghi, il prodotto sei tu.

Adesso ci vorrebbe una canzone, ma non so come si fa a caricarla dal telefonino. 

Dimenticavo… i sorrisi sono gratis, se sinceri. 

Abbi fede, è gratis 😩

Live music e cellulare.

Ascolto e scrivo.

Con il cellulare in mano invece della sigaretta o il gin tonic. Cerco sguardi fuori dallo schermo. Io ci sono. VOI ? Socialità in salsa moderna, forse. A me piace.

Qui il racconto che l’altra sera mi ha “attivato” la parte sx del cervello.

Greg Haines un live che non ti aspetti

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Per chi non c’era e per chi ci sarà la prossima volta, che fidatevi, ci sarà.

Poi per chi come me che scrive invece di bere un gin tonic, divertendosi ugualmente . Scrivo e ascolto e prendo lo slancio per incrociare sguardi. Socialità contemporanea.

Intro dovuto per lo spettacolo immaginato e poi realizzato da chi ama i corti circuiti come Magma. Spazi occupati gentilmente, da idee, progetti e piccole resistenze. Eventi negli eventi. Il loro fuoco è fondere e creare un artificio (amalgama?)  tra arte, performance e spazi da riqualificare e far conoscere.

Ritornano al convento di San Francesco a Bagnacavallo, imponente e ancora silenzioso, ma per poco, si dice da quelle parti. 

Già si nota una certa intesa e fibrillazione per un imminente e intelligente (lo aggiungo io che ho conosciuto i nuovi gestori ) riapertura. Ci sono anche loro al concerto. Fatti che seguono parole.

Premio alla amministrazione di Bagnacavallo che almeno ascolta, si fida, e tutto torna.

Concerto strumentale emotivo, blu cinematografico alle spalle, pianoforte appoggiato a tappeti elettronici, moder classic (citazione) si sta seduti non a caso , come se fossimo nella Berlino tanto amata nonostante la Merkel.

Bravi tutti. Soprattutto chi con un cellulare in mano, in location incredibili ascolta e, adesso, spero legga.

Il brusio di fondo, stavolta è perdonato. Con una sana fiducia reciproca, credo che bisognerà allenarsi a queste nuove esperienze.

(rifugiatopoetico)

RIMANDARE LA GRATIFICAZIONE

Natale post moderno.

Dalle facce che vedo in giro direi che il Santo Natale sta perdendo il pelo ma non il vizio.

Tutto è merce figurarsi a Natale con le 13 esime nel sangue iniettato come se fosse una medicina salvavita.

Poi c’è il Natale post moderno e la voglia di vedere facce vive….la fuori.

COME ?

Rimandare il piacere, è una pratica, che rende liberi e probabilmente più felici.

Questa  è la song che consiglio 

 

In the road 

La strada e le piazzette della Romagna apparentemente assonnata . Domenica e gli strozzapreti nel cassetto. Ora la Fiat si chiama FcA 

Se la cerchi la cultura è dappertutto . 

Ironia , saggezza, rughe.

Meglio che non soffri di mal di pancia, nel caso questo frutto te lo fa passare, per un po’ .

Poi vedi tu. 

Mi paghi la prossima volta. Sei un bravo quagliò 

Rock and roll 

Si! perdi tempo.

Anche, forse, perché no… sempre con gentilezza, consiglio.

ODIO gli annunci con il finale imperativo NO perdi tempo

Calma. Stiamo calmi. Il tempo non si perde mai. Continua a leggere “Si! perdi tempo.”

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