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Qui e allora? cadere dalle nuvole non è poi cosi male

Antropologo in una epoca di passaggio. È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei. Sto facendo del mio meglio per essere all’altezza di me stesso. Nessuno può farlo per me.

Responsabilità istruzioni per l’uso

Responsabilità è innanzitutto opportunità di scelta.La che colpa esiste, la responsabilità prima quando si ha una colpa è riconoscerla. Sentirne il peso. E scegliere di fare diversamente da ciò che si ha fatto. Assumere il peso delle proprie azioni è il passo per assumere l opportunità di cambiare strada, atteggiamento. Rimanere nel senso di colpa preclude ogni azione positiva di riparazione reale e possibile o simbolica vissuta in maniera pregnante e trasformante. Sentirsi in colpa è inimmagilmente e altrettanto frequentementr atteggiamento di copertura di rabbia non espressa, anche non riconosciuta.

cittadinanza free

Cittadinanza ? un aiuto.

I bambini sono la speranza per il futuro di questo Paese – tutti – che uno non è più italiano di un altro per via del luogo in cui sono nati i suoi genitori, e che può sentirsi a casa come chi si trova qui da generazioni. Perché in fondo l’identità nazionale è solo una costruzione culturale, e ciò che conta davvero è la direzione in cui scegli di andare.

Politica e scelte.

I bambini hanno la capacità di creare una cultura nuova spontaneamente, senza accorgersene. Non se ne accorgono neanche gli adulti, forse per fortuna.

Evoluzione umana a tempo di record

Pronti via!

Si cambia passo.

Il finale. qua si lavora sul finale. C’è pancia e sentimento.

Rifugiatevi da qualche parte evitando quelle “parti” che sono già state sperimentate ( penso alle dipendenze varie, droghette, amori analfabeti, filosofie new age, girotondi e bandiere). Ognuno si sperimenti come creda.

I think. Togliere la parola sacrificio e usarla si, ma alla fine, dopo che hai sperimentato, coraggio, fiducia in se stesso, curiosità, impegno, buone letture, costanza, passione, atteggiamento spirituale…almeno.

Una canzone da qualche parte. Amico, Dulcamara.

ecco il pezzo.  Avete più bisogno voi di noi che noi di voi. credo, penso e spero.

“…Ultimamente sento spesso un chiacchiericcio lamentoso di imprenditori e dirigenti che si dolgono perché non trovano “giovani o professionisti disposti a lavorare/sacrificarsi/fare la gavetta/crescere/prendersi responsabilità”, perché “arrivano qui e poi magari dopo 3 mesi non si trovano bene e se ne vanno e noi dobbiamo ricominciare da capo”.

Come è possibile? Mo’ ve lo spiego come.

Avete passato gli ultimi 10 anni ad insegnare e ripetere fino allo sfinimento a studenti, stagisti, amici, parenti, figli, che:

• il mercato è cambiato

• bisogna essere flessibili

• il posto fisso è superato

• freelance a partita IVA è bello perché sei più libero

• non ci sono certezze

• bisogna avere competenze diversificate

• bisogna essere disponibili a cambiare città o addirittura paese

• bisogna saper parlare 12 lingue

• l’esperienza è più importante dei soldi

daje e daje loro hanno imparato, si sono adattati, hanno trovato nuovi modi e nuove forme e adesso, quando li volete ligi, ossequiosi e obbedienti dietro ad una scrivania a spalare la vostra merda triste 12 ore al giorno per 1000 euro lordi al mese vi mandano a cagare.

Non sviluppano nessuna affettività nei confronti dell’azienda, vi vedono solo come un bancomat che, al limite, può insegnargli una cosa nuova da vendere al prossimo giro.

Non si sacrificano fuori orario per il bene supremo della società, per una visione che appartiene solo a chi guadagna sulle loro spalle.

Non considerano un’opportunità dividere le responsabilità ma non i profitti, hanno altri paradigmi di professionalità (mi dici cosa vuoi, lo faccio, mi paghi, ciao) e di vita (mi piace la montagna, fanculo te e la tua reperibilità, vado 3 mesi in Nepal).

Non comprano casa e quindi sticazzi della garanzia del mutuo (tanto magari domani parto per Glasgow a imparare come si addestrano i salmoni).

E tutte queste cose gliele avete insegnate voi, in oltre 10 anni di crisi in cui avete mantenuto le vostre rendite di posizione sulle spalle di chi non aveva modo di “difendersi”. In 10 anni di “il tuo contratto scade tra 1 settimana e non te lo rinnoviamo, scusa il poco preavviso ma aspettavamo delle risposte dai clienti”, in 10 anni di stipendi striminziti, ingiusti e senza prospettive.

E così è arrivata la mutazione genetica e siete voi ora quelli spiazzati, quelli con le strutture mastodontiche, ministeriali, che non solo non riescono ad accogliere le forme di lavoro “liquide” che avete fortemente contribuito a creare, ma non rappresentano più nemmeno una reale attrattiva economica e professionale perché a queste persone l’idea di stare 10 o 20 anni nella stessa azienda a sudarsi 100 euro lordi d’aumento ogni 5 (quando va bene), fa venire l’orticaria.

Dove porterà tutto questo in termini economici e di mercato sul lungo termine di certo non so dirvelo io.

L’unica cosa che dal profondo del cuore mi sento di dire è:

loro hanno ragione e voi, davvero, avete rotto il cazzo.”

tratto da: Avete rotto il cazzo di Chiara Centamori > https://acidorsa.wordpress.com/2017/06/07/avete-rotto-il-cazzo/

poi io faccio https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fgiuseppecivati%2Fvideos%2F10155402951027489%2F&show_text=0&width=560“>politicapoetica.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fgiuseppecivati%2Fvideos%2F10155402951027489%2F&show_text=0&width=560

Coraggio

Sono al mare oggi.

Sono scappato da un appuntamento. Ho preso spazio.

Ho lasciato che la vita corresse dove voleva andare. Come un cagnolino senza guinzaglio.

Le cose succedono. Gli incontri accadono. Il vento ha le sue verità (grande Bob Dylan)

Ora. Il cuore è al centro di tutto

Anche in queste splendide parole

Si può diventare coraggiosi se non lo si è?

Coraggio, ricordare, accordare, concordare: in tutte queste parole il centro è cor, il cuore. Che io sappia, nessuno ne è sprovvisto. Quindi sì, chiunque può diventare coraggioso. Tutto sta nel cominciare a utilizzare il cuore senza farsi fregare dalla melassa fricchettona. Si diventa coraggiosi quando si comincia ad accettare integralmente la sfida del mondo, e si riconosce il cuore come una bussola che indica costantemente l’ignoto. E si diventa filosofi, scriveva Schopenhauer, quando si ha il coraggio di non nascondere nessuna domanda nel cuore.

Intervista a : Andrea Colamedici (Tlon) grazie

Chi odi?

Scrivere è oggi più sanguinio che fare del rock'n'roll.

Leggere è faticoso e lento.

Ascoltare è il futuro. Ne sono sicuro.

Vi leggo .. Cosimo Pacciani
nonostante-il-sottostante/25976

Chieditelo cosa e chi odi, e perché.
Se siano più le code del mattino per andare al lavoro o il lavoro stesso. Chieditelo cosa sia la molla che ti rende tutto insopportabile, difficile, incompleto. Cosa ti rende insofferente, cosa ti rende sospettoso, dubbioso, iroso. Cosa manca alle giornate, è qualcosa che vedi negli altri, qualcosa che vorresti avere e non hai, attenzioni, carezze, regali, bonus aziendali? Cosa ti manca e cosa non hai, cosa pretendi.
Chiediti cosa odi in quello che hai davanti, nella persona che ti prende il posto in una qualsiasi coda, fila, lista di attesa. Cosa ti turba nei giovani e negli anziani, cosa ti rende ancor più rancoroso.
Pensa, a cosa ti rende difficile accettare le idee degli altri, le posizioni, le ideologie, quali sono le questioni irrisolte prima di tutto dentro a te e che si irradiano, come reti complesse di paure e fremiti, su ogni cosa che senti dire, da altri, da persone che non sono come te, che non la pensano come te, che hanno un modo di comportarsi, addirittura valori, diversi dai tuoi. Chiedi cosa ti rende insofferente, a volte leggermente intollerante. Cosa ti fa arrossire, inquietare, arrabbiare. Cosa ti rende pronto ad usare armi, bastoni, le mani, contro qualcuno. Quale diritto dovrebbe essere colpito, nel contesto di ogni diritto ad essere, vivere, di ogni persona?
Chiedi cosa ti permette di arrogarti il diritto ad esser contro. Sono le giornate di caos e di pensieri unici e totalizzanti? Sono le mezze verita’ presentate come assiomi perfetti, appena prima di esser confutati dalla prossima teoria bislacca che ti troverai a seguire? Sono i dati o e’ la prepotenza con cui vengono usati, a convincerti? Su quali basi appoggi le tue convinzioni di esser sempre nel giusto, a parte il dettaglio che, forse, ti e’ sempre andata parecchio piu’ di culo rispetto a milioni di altri esseri umani come te?
E, se le cose non sono andate come dovevano, cosa ti arroga il diritto di esser contro, contro gli altri, la loro vita, il loro futuro, le loro idee?
Definisciti, lascia che quello a cui sei contrario ti limiti e ti categorizzi. Diventerai, alla fine, quello che sei, odio e incapacità di capire gli altri. O, forse, il futuro. Quello che sei diventerà quello che non capisci e perderai la flessibilità ad adattarti, ogni cosa si tramuterà in un fardello od un motivo ulteriore per serbar rancore. Perderai la fiducia negli altri, che siano le persone che ami, o che un tempo amavi, fino a ogni persona che esercita un controllo o qualche forma di potere, anche di persuasione, nei tuoi confronti.
Lascia che sia il dubbio, che sia il dubbio del tradimento a definirti. E lascia che l’amore o l’affetto non siano più forme libere ed universali di espressione di quello che conta ma solo un altro fottuto obbligo od una maniera per controllare gli altri.
Oppure, lascia che l’ennesima sveglia in un mattino ancora tiepido di agosto o, nei mesi a venire, il risveglio al freddo invernale, siano occasioni per chiederti per cosa fai quello che fai. Che sia quello che ti rende migliore, quello che sei ‘per’, a favore, a strutturare le giornate. Immagina i processi che ti portano dal letto al mezzo di trasporto, fino al lavoro. E scopri la fluidità di quello che accade, la finitezza, la purezza della direzione univoca a cui tutti siamo destinati. Non esiste circolarità, non esistono ritorni a qualche forma di ordine primigenio, primordiale. Ci si muove, si cambia, si evolve. Evolvono costumi, orientamenti e, sorpresa, la moralità di chi accetta e di chi comprende gli altri vince, in qualche maniera, sempre, su quella di chi vede solo barriere. Chi vede e intravede miriadi di futuri e di opportunità comanda già il presente.
Quindi, chieditelo, di cosa sei a favore, cosa ti rende migliore, più attento, cosa ti entusiasma, cosa ti rende vivo, di fronte al cammino da qui ad un silenzio eterno. La morte, o ti rende coraggioso, o ti rende pauroso. Spesso vile. Chieditelo, mentre ti scapicolli per un centro cittadino, o per autostrade vuote di fine estate. A quale appuntamento stai davvero arrivando in ritardo? A quale incrocio di una tua storia personale e questa storia collettiva di cui tutti partecipiamo stai per mancare?
Chiediti, imponiti, che gli altri, le persone, gli eventi, le circostanze siano da oggi, da ieri, magari, anche, opportunità e non più limiti. L’amore, la passione, quello che vuoi da te, dalle tue risorse di energia, che valga la pena, che sia qualcosa in cui tutto sia possibile, e non qualcosa che ti costringe, a ruoli, a forme di controllo, di osservazione da parte degli altri. In pochi anni, tutto questo sistema di valori che condividiamo cambierà ancora, in maniera inesorabile. E quello che dovrà contare sarà la politica di quello di cui sei a favore, quello che costruisce, che rende dignità e speranza. Quello che è per qualcosa. Solo questa piccola rivoluzione, una forma di poliamore sociale e antropologico, cambierà in meglio il mondo. Non saranno le paure, i profeti di sventura, ma quel senso di dignità ultima che tutti racchiudiamo, nel nocciolo dorato che, forse, possiamo chiamare anima. O, la politica del ‘per’. Un luogo ideale dove anche i coccodrilli potranno essere accarezzati (cit. The One and the Damned).
Soundtrack: Oneothrix Point Never – The Pure and the Damned (feat. Iggy Pop)

Ispirazione

Spiegare il mondo? No.
Ma accorgersi di un passaggio determinante, SI
Parlare di musica attraverso una ispirazione dove si intrecciano politica, economia, guerre ? SI

Chi scrive meglio di me. Davide Astolfi (fb)

Un pensiero serio di fine estate: i seguaci più estremi e coerenti del libero mercato sostengono che qualsiasi azione dell'uomo sia spiegabile con il principio della massimizzazione dell'utilità. Dalla scelta di una tariffa telefonica a quella di un compagno di vita.
Ora, il nostro mondo è diventato grandemente mediato da smartphone e social e dalla loro velocità, tanto che la politica è diventata "psicopolitica" (per dirla col filosofo coreano Han) e il marketing (politico e non) è marketing degli istinti e non dei sentimenti.
Siamo sicuri che il principio di massimizzazione dell'utilità sia ancora un paradigma sensato con cui spiegare il mondo?
Per me non lo era neanche nel mondo analogico e l'ho sempre considerato un'ideologia violenta. Ora, a maggior ragione.

Poi, qui la mia riflessione

Ecco perché oggi chi disegna il futuro deve far convivere ritmo (tempo) con la poesia (spazio) . Mi immagino di spiegare così il concerto di tom yorke l'altra sera😉

https://youtu.be/-o8TmgT_aIg

Un cerchio che si chiude?

Di qui NON si passa.

Mi raccomando, rifugiati ! Qui non si cede. vero?  La pace si pratica. ok.

Se c’è un progetto dietro, e sottolineo se… è questo.

Per me è un pezzo di puzzle che completa, oggi, il mio ragionamento sulla guerra in atto. Ne ho già scritto qui. tre mesi fa.

by Curzio Maltese . (thanks )

Basta poco

La dico cosi.

“Voi siete convinti di suonare uno strumento, mentre invece si suona insieme a uno strumento. E così è con i figli: non si cresce un bambino, si cresce con un bambino.”

Rifugiatopoetico

ISTANTI
Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più,
sarei più stolto di quello che sono stato,
in realtà prenderei poche cose sul serio.
Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.
E' chiaro che ho avuto momenti di allegria, ma se tornassi a vivere,
cercherei di avere soltanto momenti buoni.
Perché di questo è fatta la vita, solo di momenti da non perdere.
Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche parte
senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.
Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più tramonti e
giocherei di più con i bambini.
Se avessi un'altra volta la vita davanti…Ma, vedete, ho ottantacinque anni e
non ho un'altra possibilità.
(Jorge Luis Borges)

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